La cenere del vulcano blocca Fontanarossa per quattro giorni. Navette a 700 euro e migliaia di vacanze rovinate a un passo da Ferragosto.
Catania – Quando il vulcano si sveglia, sotto la sua cenere non finisce solo la lava, ma anche il sogno di vacanza di trentamila persone. È lo scenario da incubo andato in scena al Fontanarossa di Catania, il quinto aeroporto d’Italia, mandato in tilt per quattro giorni dall’eruzione dell’Etna a un passo dal Ferragosto. Una nube di polvere vulcanica, fine e abrasiva, ha costretto la Sac (la società che gestisce lo scalo) a sospendere a singhiozzo decolli e atterraggi, dirottando su Palermo un fiume di aerei e lasciando a terra un esercito di viaggiatori disperati.
Lo stop, prolungato di proroga in proroga fino all’alba di oggi, ha trasformato le ferie in una odissea. Circa 190 voli sono stati deviati o riprogrammati sullo scalo di Palermo, mentre in centinaia si sono accampati dentro l’aerostazione etnea per notti insonni, senza risposte e senza aiuti. “Ci hanno abbandonati a noi stessi – sbotta un passeggero costretto a raggiungere Catania passando dalla Sicilia occidentale -. Se fossi salito su un gommone, forse sarei arrivato prima”.
A pesare non è solo l’attesa, ma il portafoglio. I mezzi alternativi messi a disposizione sono stati insufficienti. Chi ha provato ad arrangiarsi, come riporta La Repubblica, si è ritrovato di fronte a cifre da capogiro: per una navetta o un taxi tra Catania e Palermo qualcuno si è sentito chiedere fino a 700 euro a persona. A denunciarlo pubblicamente è stato anche l’attore Filippo Laganà, 31 anni, che sui social ha raccontato la sua vicenda: sottoposto in passato a un trapianto di fegato, si è ritrovato bloccato con il volo cancellato e senza i suoi farmaci salvavita, rimasti in stiva. “Ci suggeriscono di andare a Palermo a spese nostre, senza alcun rimborso – ha detto -. Con un’emergenza così potrei finire in ospedale”.
Sulla pista, intanto, il paesaggio era da fine del mondo: i motori degli aerei in sosta sono stati coperti con appositi rivestimenti per proteggerli dalla cenere, così sottile da poter danneggiare le turbine. La causa di tutto è la fase eruttiva del cratere Voragine, che continua a sputare bombe e polveri disperse dal vento verso Sud-Ovest.

“Non hanno coperto nessuna spesa, pure la colazione ci siamo dovuti pagare”, racconta un ragazzo. E c’è chi, come Carlo, ha rimediato l’unico treno disponibile per Roma, un Intercity stracolmo da 12 ore di viaggio: “L’albergo dovevamo trovarlo e pagarlo noi. I dipendenti sembravano sopraffatti, incapaci di dare soluzioni. Un incubo”.
Dietro il disagio dei singoli si nasconde però un nodo più grande. La paralisi si è trasformata in un atto d’accusa contro la gestione dello scalo, oggi al centro di un delicato processo di privatizzazione che fa gola ai colossi mondiali del settore. Per gli esperti l’emergenza di questi giorni è un doppio boomerang: un danno d’immagine per il turismo siciliano e un freno alla vendita. Non a caso è tornata a galla la vecchia idea di un nuovo aeroporto al centro dell’Isola, mentre migliaia di passeggeri, per uscire dalla trappola, hanno dovuto affidarsi all’unica strategia rimasta: il fai-da-te.