Gli animali occupavano la strada e l’uomo, alla guida di un furgone, aveva fretta. Ora è a processo e rischia fino a quattro anni.
Treviso – C’è chi, davanti a un gregge di pecore che attraversa lentamente la carreggiata, sa aspettare. E c’è chi, invece, non tollera nemmeno qualche minuto di attesa e trasforma quel ritardo in una mattanza. È quanto sarebbe accaduto lungo via Belvedere, a Casale sul Sile, nel Trevigiano, dove un furgoncino bianco ha travolto un branco di ovini uccidendone tre, dopo aver coperto di insulti e minacce il pastore che tentava di far passare i suoi animali.
I fatti risalgono al 25 aprile 2023, ma solo ora la vicenda è approdata in tribunale. Quella mattina un gregge stava transitando lungo la strada di campagna e gli animali avevano finito per occupare la carreggiata. Alla guida di un Volkswagen Caddy bianco c’era, secondo la Procura, un 36enne di origine macedone, che dopo qualche minuto di sosta avrebbe perso la pazienza.
È lì che, stando alla ricostruzione dell’accusa, sarebbero volate le parole minatorie contro il proprietario degli animali: “Ammazzo tutti… spostate queste m…e di pecore. Io devo passare, non vi ho dato io l’autorizzazione a passa di qua”. Poi, anziché attendere che il gregge finisse di attraversare, il furgone avrebbe ripreso la marcia a forte velocità, piombando sugli ovini.
L’impatto è stato devastante: tre pecore sono state travolte. Due sono morte sul colpo, mentre la terza, ridotta in fin di vita dai gravi traumi riportati, è stata abbattuta poche ore dopo. Il conducente, raccontano le cronache locali, non si sarebbe nemmeno fermato a controllare cosa avesse lasciato dietro di sé.
A salvare il quadro accusatorio è stato il sangue freddo del pastore, che sotto choc ha avuto la prontezza di fotografare la targa del furgoncino. Con quell’immagine si è presentato dalle forze dell’ordine e ha sporto querela. Proprio grazie a quello scatto gli investigatori sono risaliti prima al mezzo, poi al suo intestatario e infine al presunto conducente.
Sul banco degli imputati erano finiti inizialmente in due. Il 26enne di Roncade, proprietario del furgone e parente dell’uomo alla guida, è stato però prosciolto durante l’udienza filtro davanti alla giudice Alice Dal Molin, con la formula “per non aver commesso il fatto”: ha dimostrato di non essere presente al momento dell’investimento. Per il 36enne, invece, il processo continua: secondo l’accusa era lui al volante, insieme a un secondo occupante rimasto ignoto.
Le accuse sono pesanti: uccisione e danneggiamento di animali altrui e minaccia. Reati per cui l’uomo rischia una pena che va da uno a quattro anni di carcere, oltre a un possibile risarcimento economico per gli animali uccisi. L’inizio del dibattimento è stato fissato per il giugno 2028: solo allora un giudice stabilirà se, dietro quella corsa che non voleva aspettare, ci sia davvero la responsabilità che la Procura contesta.