Legge elettorale, la maggioranza accelera sul proporzionale

Allo studio un sistema simile alle regionali con listino di coalizione. Per l’opposizione si tratta di un premierato mascherato.

ROMA – La maggioranza di governo sta accelerando sulla riforma della legge elettorale in chiave proporzionale, ma restano ancora diversi nodi da sciogliere prima di arrivare a una proposta definitiva. L’opposizione osserva con attenzione, pronta a far sentire la propria voce quando arriverà il testo ufficiale sul tavolo del Parlamento.

Due questioni in particolare stanno animando il dibattito all’interno della maggioranza. La prima riguarda l’eventuale introduzione di un listino di coalizione, un meccanismo simile a quello utilizzato fino a qualche anno fa per le elezioni regionali, che permetterebbe a un gruppo ristretto di candidati di essere eletti in collegamento diretto con l’intera coalizione.

Fonti del centrosinistra però sollevano dubbi di costituzionalità su questo punto, facendo notare come tale sistema potrebbe entrare in conflitto con la norma costituzionale che prevede l’elezione del Senato su base regionale. Inoltre, resta da chiarire se questo listino sarà riservato esclusivamente alla coalizione vincente o se sarà esteso a tutte le forze in campo.

Il secondo grande tema riguarda il premio di maggioranza e soprattutto la soglia necessaria per ottenerlo. Qui il vincolo è stringente: non si potrà scendere sotto il 40 per cento, dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato la norma dell’Italicum che faceva scattare il premio proprio con quella percentuale, ritenendo che alterasse i principi di uguaglianza e rappresentatività del voto.

Tra le idee in circolazione nella maggioranza c’è quella di un premio di maggioranza variabile, che si adatti al margine di vantaggio ottenuto rispetto agli avversari. In pratica, chi supera il 40-42 per cento dei consensi otterrebbe il 55 per cento dei seggi, mentre chi raggiunge il 45 per cento arriverebbe al 60 per cento della rappresentanza parlamentare.

Una proposta che ha scatenato le critiche feroci di Riccardo Magi, segretario di Più Europa: “Si tratta di un vero e proprio premio di minoranza che trasforma in maniera forzata una minoranza in maggioranza e consentirebbe alla destra la garanzia di vittoria alle prossime elezioni”.

Alberto Balboni, senatore di Fratelli d’Italia e presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, conferma che la maggioranza intende procedere speditamente. La nuova legge, secondo Balboni, dovrà essere approvata entro il 2026 per evitare il rischio di un risultato elettorale in parità che renderebbe il Paese ingovernabile.

Ma c’è anche un’altra ragione che spinge verso la rapidità: il Codice di buona condotta elaborato dal Consiglio d’Europa, pur non essendo vincolante, suggerisce di non modificare la legge elettorale nell’anno precedente alle elezioni. Un principio che, se rispettato, imporrebbe tempi ancora più stretti.

Secondo quanto trapela da fonti parlamentari, l’intenzione sarebbe quella di partire con l’iter dalla Camera dei Deputati.

Per quanto riguarda l’architettura complessiva del nuovo sistema elettorale, la maggioranza starebbe guardando al modello utilizzato per le elezioni regionali: un sistema proporzionale con un premio di maggioranza contenuto.

Per far scattare questo premio, si sta valutando una soglia compresa tra il 40 e il 42 per cento, ritenuta sufficientemente alta da mettere al riparo da possibili bocciature della Corte Costituzionale.

Sullo sfondo rimane poi la questione dell’indicazione del nome del premier sulla scheda elettorale, tema che per ora resta aperto.

Per Riccardo Magi la combinazione tra premio di maggioranza al 40 per cento e indicazione del premier cambierebbe radicalmente l’assetto istituzionale italiano: “Si creerebbe un premierato di fatto, realizzato attraverso una semplice legge elettorale e non con una riforma costituzionale come sarebbe necessario”.

Il centrosinistra per ora osserva senza muoversi. “Non ci muoviamo anche perché qualsiasi nostra mossa potrebbe servire a togliere le castagne dal fuoco a Meloni e alleati”, spiega una fonte del Partito Democratico. La strategia è quella di aspettare che la maggioranza arrivi a una proposta compiuta, per poi aprire il confronto.

Nel Pd c’è chi auspica una serie di consultazioni simili a quelle organizzate da Giorgia Meloni sul tema del premierato. Un’altra ipotesi allo studio è la costituzione di una sorta di “consiglio dei saggi” composto da rappresentanti di tutti i partiti per discutere nel dettaglio la riforma.

La partita sulla legge elettorale è appena iniziata, ma promette di essere uno dei terreni di scontro politico più accesi dei prossimi mesi. In gioco non c’è solo il sistema con cui gli italiani andranno a votare, ma la stessa forma di governo del Paese.