Le perite: “Chiara Petrolini immatura ma pienamente capace di intendere e volere”

Le psichiatre hanno illustrato la perizia sulla 22enne accusata di aver ucciso i due figli appena nati. “Preferiva il web alle persone, cercava risposte che la proteggessero dalla vergogna”.

Parma – Le dottoresse Marina Carla Verga e Laura Ghiringhelli, incaricate dalla Corte d’Assise di valutare le condizioni mentali di Chiara Petrolini, hanno escluso qualsiasi compromissione delle facoltà cognitive o della capacità di autodeterminazione. La giovane di Traversetolo dovrà quindi rispondere delle accuse senza poter invocare vizi di mente.

Quello che emerge dalla perizia non è il ritratto di una persona malata, ma di una ragazza che aveva costruito una strategia di sopravvivenza emotiva attraverso la tecnologia. Internet non era per Chiara uno strumento tra i tanti, ma il canale preferenziale attraverso cui gestire tutto ciò che nella vita reale la metteva a disagio. Le due psichiatre hanno parlato di un’esistenza vissuta in solitudine relazionale, dove i rapporti autentici venivano sostituiti da interazioni mediate dallo schermo.

Questa modalità le permetteva di ottenere informazioni, consigli, risposte senza mai doversi esporre al giudizio diretto di chi aveva davanti. La rete diventava un rifugio sicuro dove nascondere la vergogna che provava, dove poter mentire senza incrociare gli occhi di nessuno, dove costruire una versione di sé stessa compatibile con l’immagine che voleva dare all’esterno.

Non è un caso che gli investigatori abbiano trovato elementi decisivi proprio analizzando il suo telefono. La cronologia delle ricerche online ha rivelato aspetti della seconda gravidanza che altrimenti sarebbero rimasti nascosti. Chiara interrogava Google invece di parlare con sua madre, consultava forum invece di rivolgersi a un medico, cercava soluzioni digitali a problemi drammaticamente reali.

Le perite hanno definito il cellulare il suo “interlocutore preferenziale”, un dato che fa riflettere sulla solitudine profonda in cui questa ragazza si era rinchiusa nonostante vivesse in una famiglia apparentemente normale e avesse un fidanzato.

Verga e Ghiringhelli hanno individuato tratti di immaturità psicologica evidenti. Chiara fatica a gestire emozioni complesse, dipende eccessivamente dall’opinione degli altri, non tollera critiche, evita sistematicamente di assumersi responsabilità dirette. Tutti elementi che spiegano perché abbia scelto di nascondere le gravidanze piuttosto che affrontarle apertamente.

Ma, e qui sta il punto giuridicamente decisivo, l’immaturità emotiva non equivale a incapacità mentale. Una persona può essere emotivamente fragile, insicura, dipendente dal giudizio altrui e comunque comprendere perfettamente la natura e le conseguenze delle proprie azioni. Chiara sapeva cosa stava facendo. Sapeva che stava partorendo. Sapeva cosa significava far sparire quei corpicini. Aveva piena coscienza della realtà.

Le valutazioni cognitive hanno restituito l’immagine di una giovane brillante sotto il profilo intellettivo. Nessun deficit, nessun disturbo di personalità diagnosticabile, test psicologici nella norma o superiori alla media. Chiara studia regolarmente, partecipa alle udienze con consapevolezza, comprende i meccanismi processuali, interagisce adeguatamente con i propri legali.

Tutto questo conferma che il suo comportamento non derivava da un’alterazione delle capacità mentali ma da scelte consapevoli, per quanto dettate da paura, vergogna o meccanismi di negazione psicologica.

Questa perizia chiude definitivamente uno spiraglio difensivo. Non ci sarà possibilità di invocare un’incapacità di intendere o volere, nemmeno parziale. L’accusa può ora procedere senza dover affrontare complesse questioni psichiatriche che avrebbero potuto rallentare o complicare il giudizio.