La testimonianza che inchioda il killer di Aurora Livoli

Una studentessa ha raccontato l’attacco subito alla metro Cimiano dallo stesso uomo ora indagato per l’omicidio della diciannovenne.

Milano – Camila si è salvata urlando. La giovane studentessa è stata vittima di un’aggressione violenta domenica sera alla fermata della metropolitana di Cimiano, a Milano, poche ore prima che Aurora Livoli, diciannovenne, venisse trovata morta in un cortile di via Paruta. L’aggressore è lo stesso: Emilio Gabriel Valdez Velazco, un uomo di 57 anni attualmente detenuto per l’attacco a Camila e indagato per il femminicidio della ragazza.

La sera dell’aggressione, intorno alle 22, Camila stava tornando a casa dopo essere stata al cinema con gli amici. Arrivata alla fermata di Cimiano, aveva perso la metro e si era ritrovata sola sulla banchina. Già in quei momenti aveva avvertito una sensazione di pericolo, come se qualcosa non andasse. Mentre aspettava guardando il cellulare, l’uomo l’ha assalita alle spalle, afferrandola per il collo con una presa così forte da impedirle di respirare e parlare.

L’aggressore le ha intimato di consegnargli il telefono e i soldi, minacciandola ripetutamente e dicendole che sarebbe morta quella sera. La ragazza, terrorizzata, ha ceduto il cellulare non avendo denaro con sé. Ma la violenza non si è fermata. L’uomo ha tentato di trascinarla verso i binari, ma Camila ha opposto resistenza puntando i piedi, comprendendo le sue intenzioni. Di fronte alla sua opposizione, l’aggressore ha cambiato tattica e ha cominciato a portarla verso le scale, continuando a stringerle il collo e minacciandola di morte.

Il momento cruciale è arrivato con l’arrivo di un convoglio della metro. L’uomo, spaventato dalla possibilità che altre persone scendessero dal treno, le ha coperto la bocca con la mano. Camila ha capito che quella era la sua unica possibilità di salvezza: ha liberato la bocca e ha iniziato a gridare aiuto con tutte le sue forze. La presenza di altri passeggeri ha sorpreso l’aggressore, che è rimasto immobile con le mani alzate. La ragazza è riuscita a riprendersi il telefono mentre l’uomo, nel tentativo di giustificarsi davanti ai presenti, sosteneva che si trattasse di sua moglie, per poi fuggire.

Poche ore dopo quell’episodio, lo stesso uomo avrebbe incontrato Aurora Livoli. Il corpo della diciannovenne è stato ritrovato la mattina del 29 dicembre a circa cinquecento metri dalla fermata metro dove era avvenuta l’aggressione a Camila. Anche Aurora presentava segni evidenti sul collo, gli stessi che Camila aveva riportato e per i quali si era recata al pronto soccorso dopo l’attacco.

Il giorno successivo alla denuncia, i carabinieri hanno mostrato a Camila alcune fotografie segnaletiche. La giovane, che durante l’aggressione era riuscita a vedere l’uomo di profilo inclinando leggermente la testa, lo ha riconosciuto immediatamente. Ricordava con precisione i dettagli del suo volto, le rughe marcate, i capelli corti e l’abbigliamento scuro che indossava quella sera.

La testimonianza di Camila si intreccia tragicamente con la morte di Aurora. La ragazza non riesce a smettere di pensare a quanto accaduto, consapevole che avrebbe potuto avere lo stesso destino della diciannovenne. Il suo racconto rappresenta un elemento fondamentale nelle indagini che ora vedono Valdez Velazco accusato di un’aggressione e sospettato di omicidio.