La sfida di padre Giovanni: resistere alla violenza senza arrendersi alla paura

Il sacerdote dello Zen denuncia l’escalation criminale dopo la sparatoria contro la parrocchia e rivolge un appello agli autori degli attacchi.

Palermo – La situazione allo Zen ha raggiunto un livello di gravità che molti sottovalutano. Padre Giovanni Giannalia lo ribadisce mentre si prepara a celebrare la funzione serale nella chiesa di San Filippo Neri, teatro nei giorni scorsi di un attacco armato che ha visto sei proiettili trapassare la porta del teatro parrocchiale. Non si è trattato di botti di fine anno, come alcuni hanno voluto minimizzare, ma di colpi sparati con un’arma da fuoco vera, probabilmente un revolver o una pistola semiautomatica di calibro importante, puntata all’altezza del corpo umano.

Le pallottole hanno attraversato l’atrio fino a conficcarsi nelle pareti, danneggiando anche componenti elettriche e arredi sacri. Di fronte a questa escalation, il parroco esprime preoccupazione per lo stato del quartiere ma rifiuta categoricamente di cedere alle minacce, sostenendo che la maggioranza degli abitanti dello Zen non sostiene chi ricorre alla violenza.

Appena fuori dalle mura della chiesa, nel punto di congiunzione tra le due aree del quartiere, regna un’oscurità totale. La piazza antistante, trasformata in una distesa di rifiuti, appare minacciosa nell’ombra, mentre adolescenti in motorino circolano incuranti delle norme di sicurezza.

Eppure padre Giovanni conserva un atteggiamento positivo e rivela che nei prossimi giorni è prevista la visita del vescovo di Palermo per la festività dell’Epifania. Monsignor Lorefice ha preso posizione con fermezza dopo l’ultimo episodio violento, dichiarando come sia necessario opporsi con determinazione a chi tenta di soffocare la testimonianza cristiana e gli sforzi di rigenerazione sociale del territorio.

La diocesi palermitana torna quindi a schierarsi apertamente contro l’ondata di violenza, riconoscendo però le complessità della situazione. Negli ultimi giorni del 2025, il parroco ha scritto ai membri della sua comunità ammettendo l’esistenza di un clima di timore diffuso. Ha però specificato che il suo timore più grande non riguarda le armi o le intimidazioni fisiche, ma l’atteggiamento passivo di chi pensa di proteggersi semplicemente restando al riparo delle proprie abitazioni.

Il suo invito va nella direzione opposta: partecipare, essere presenti, agire. Sostiene che la dimensione spirituale cristiana sia incompatibile con l’immobilismo dettato dalla paura. Nel suo messaggio richiama la figura di don Pino Puglisi, il religioso di Brancaccio ucciso trent’anni fa dalla criminalità organizzata, che indicava come la soluzione ai problemi passasse necessariamente attraverso l’impegno personale di ogni individuo.

Seguendo l’esempio di quel martire, anche il parroco dello Zen si rivolge direttamente a chi ha compiuto gli atti intimidatori, dichiarando l’assenza di sentimenti di rancore e spiegando che l’opera pastorale ha come obiettivo anche il loro bene. Identifica i veri avversari non nella Chiesa ma in coloro che manipolano questi giovani per i propri scopi.

L’analisi del sacerdote sulla criminalità periferica è lucida e articolata: dietro le azioni apparentemente scomposte di ragazzi armati potrebbe celarsi una strategia pianificata da altri soggetti. La sua denuncia più incisiva riguarda proprio chi sfrutta i giovani del quartiere: secondo il parroco, per questi manovratori i ragazzi sono semplici strumenti privi di valore, mentre per la comunità ecclesiale rappresentano persone degne di attenzione e benedizione.

Padre Giovanni sa bene che tentativi simili di recupero rivolti a chi è coinvolto nella criminalità costarono la vita a don Puglisi. Con un misto di ironia e profondità, dice che ai giovani autori delle sparatorie vorrebbe far presente che la vera autorità al suo fianco è quella divina. Poi, con rinnovata serietà, lancia un monito all’intera città: nelle zone periferiche si sta decidendo il destino futuro di tutta Palermo e l’indifferenza non è più un’opzione accettabile.