La richiesta riguarda tutti e cinque gli indagati, tra cui gli organizzatori dell’evento e i due curanderos colombiani.
Treviso – La Procura ha avanzato istanza di archiviazione per il caso di Alex Marangon, il giovane di Marcon trovato morto il 2 luglio 2024 sulle rive del Piave, a Vidor, dopo essere precipitato da un’altezza di circa quindici metri. A distanza di quasi un anno dai fatti, il pubblico ministero Giovanni Valmassoi ha concluso che nessuno dei cinque indagati possa essere ritenuto responsabile del decesso.
Al centro della ricostruzione dei magistrati c’è l’uso di cocaina da parte della vittima: secondo gli inquirenti, Marangon avrebbe inalato la sostanza poco prima dell’inizio della cerimonia, nota come “Festa del Sol del Putamayo”, mescolandola consapevolmente con l’ayahuasca ingerita durante il rito sciamanico. L’interazione tra i due composti avrebbe innescato una grave intossicazione accompagnata da episodi allucinatori, che lo avrebbero portato a dirigersi verso la terrazza dalla quale è poi caduto nel vuoto.
Sul cellulare della vittima gli investigatori hanno inoltre rinvenuto un file contenente avvertenze esplicite contro l’abbinamento di ayahuasca con stimolanti come cocaina o Mdma, circostanza che i Pm leggono come conferma di una scelta compiuta in piena cognizione di causa.
La richiesta di archiviazione riguarda tutti e cinque gli indagati: gli organizzatori Andrea Zuin e Tatiana Marchetto, Alexandra Da Sacco — moglie del titolare dell’abbazia sede dell’evento — e i due curanderos colombiani Jhonni Benavides e Sebastian Castillo. Per nessuno di loro, secondo i pm, sarebbe stato prevedibile che il giovane avrebbe fatto uso di cocaina prima della cerimonia. Viene meno archiviata l’ipotesi di omicidio volontario a carico di ignoti, non avendo trovato alcun riscontro né nelle indagini né negli esami autoptici.
Non era la prima volta che Marangon si avvicinava a quel mondo: il giovane aveva frequentato l’abbazia in due occasioni precedenti, tra la primavera e l’inizio dell’estate del 2024, come lui stesso aveva messo per iscritto. La notte della tragedia la situazione era degenerata rapidamente: i due sciamani avevano tentato di contenere la crisi del giovane attraverso pratiche rituali, ma dopo un apparente momento di calma Marangon si era allontanato da solo. Gli altri presenti si erano accorti di quanto accaduto solo dopo aver udito un grido provenire dall’oscurità.
Rimane invece aperto il procedimento per l’ipotesi di cessione di sostanze stupefacenti, poiché diversi partecipanti hanno confermato di aver assunto una tisana a base di ayahuasca e rapé, polvere sciamanica ricavata da piante e mapacho, considerate psicotrope dalla normativa vigente.
I familiari di Alex non accettano la versione della Procura e hanno già preannunciato un’opposizione formale davanti al giudice per le indagini preliminari.