Corrieri ignari, furti coordinati e leggi che ribaltano l’onere della prova: il criminologo Francesco Caccetta ci ha spiegato come funzionano le trappole negli scali internazionali.
Non si tratta di una casualità. La vittima viene scelta. È questo il dettaglio che cambia tutto quando si parla delle truffe negli aeroporti internazionali e che quasi nessuno spiega con la chiarezza necessaria. Francesco Caccetta, criminologo, Maggiore dei carabinieri in congedo, primo teorico italiano del progetto Controllo del Vicinato e presidente dell’associazione INWA, lo dice senza mezzi termini: tra una vittima casuale e una vittima selezionata c’è una differenza enorme. Ed è quella differenza che determina come ci si può proteggere.

Lo schema più pericoloso non assomiglia a una rapina. Assomiglia a una cortesia. Uno sconosciuto si avvicina, porge una borsa, un pacchetto, anche solo una tazza. Chiede di tenerla un momento. Poi sparisce. Dentro c’è droga, nascosta nel doppio fondo o nella fodera. Le impronte della vittima, nel frattempo, sono già sull’oggetto.
Non è uno scenario teorico. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha documentato casi reali in cui organizzazioni criminali hanno usato vittime ignare, scelte proprio per la loro disponibilità, come corrieri inconsapevoli. Il meccanismo è brutalmente semplice: se c’è un controllo, la responsabilità ricade su chi ha l’oggetto in mano. Chi l’ha consegnato non ha nulla addosso.
In alcuni Paesi del mondo, avere le proprie impronte su un involucro contenente droga è sufficiente per essere processati. A Singapore, il Misuse of Drugs Act prevede una “presunzione di traffico”: chi viene trovato in possesso di droga oltre una certa soglia è ritenuto dalla legge stessa colpevole di traffico di sostanze stupefacenti. Non è l’accusa a dover dimostrare la colpevolezza dell’imputato: è l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza. Sopra i 10 grammi di eroina, si rischiano 20 anni di carcere e 15 colpi di canna (frustate con una canna di rattan, lunga e flessibile). Oltre le soglie stabilite dalla legge c’è la pena di morte.
In Malesia vige una norma analoga. Dal 2023 la pena capitale per traffico di droga non è più obbligatoria ma rimane discrezionale: il giudice può ancora applicarla. L’alternativa parte da 30 anni. Negli Emirati Arabi Uniti il minimo formale per traffico di droga è 7 anni di reclusione; nei casi aggravati si arriva all’ergastolo o alla pena di morte.
C’è poi una variante senza droga, ma con effetti altrettanto immediati. Mentre la vittima tiene in mano l’oggetto appena ricevuto, un complice apre lo zaino o taglia la tracolla. Passaporto, contanti, carte, telefono. L’operazione dura meno di dieci secondi. Le squadre che la eseguono hanno ruoli precisi, chi approccia, chi distrae, chi ruba, chi riceve il bottino e scompare. Lavorano come una macchina perfetta.
Il principio che sfruttano è documentato in psicologia: il sistema attentivo umano non elabora due stimoli nuovi con la stessa efficienza. Il primo oggetto cattura la concentrazione. Il furto avviene nel vuoto che si crea.
Chi esegue questi schemi non si avvicina a chiunque. Cercano qualcuno che sembri avere tempo, che risponda alla gentilezza con gentilezza, che esiti prima di dire no. Quell’esitazione è il segnale che aspettavano. In psicologia sociale si chiama norma di reciprocità: di fronte a una richiesta cortese, rifiutare produce disagio. I criminali addestrati riconoscono quel disagio e lo usano come leva.
Lo stesso meccanismo vale per le “emergenze” costruite ad arte: la donna che piange vicino al gate, l’uomo in sedia a rotelle che chiede di portargli un pacchetto piccolo fino all’uscita. Sono performance calibrate nei dettagli, la postura, le lacrime, il tempo che stringe, tutte con l’obiettivo di attivare la risposta empatica prima che il pensiero critico entri in funzione.

Per capirne di più e imparare a difenderci dalle truffe in aeroporto, abbiamo intervistato Francesco Caccetta, Maggiore dei carabinieri in congedo, criminologo, autore del volume “Antologia della truffa” e primo teorico italiano del progetto Controllo del Vicinato.
Il fenomeno delle truffe in aeroporto è una novità?
“Non si tratta di un fenomeno nuovo in assoluto – esordisce Caccetta – ma ho ritenuto opportuno parlarne perché gli italiani viaggiano sempre di più e certi schemi, che in altri Paesi sono già consolidati, potrebbero arrivare anche da noi. Il traffico di droga all’interno degli aeroporti c’è sempre stato, lo vediamo anche nelle trasmissioni televisive sui controlli doganali, ma la variante del corriere inconsapevole merita attenzione specifica. Sono abituato ad anticipare i temi, il mio motto è: prevenire, sempre”.
Come funziona concretamente lo schema del corriere ignaro?
“Lo scopo del trafficante – prosegue Caccetta – è superare i controlli con la droga addosso. Quando si vede scoperto, magari perché le unità cinofile si stanno avvicinando, tenta un’uscita estrema: si libera dell’oggetto passandolo a qualcuno di insospettabile. Può capitare che qualcuno ti chieda di portare una borsa perché troppo pesante, perché ha già le mani occupate, perché ha bisogno di aiuto. Tu ti presti, ma inconsapevolmente stai trasportando droga. Il vantaggio per il malfattore è semplice: se c’è un controllo, la responsabilità penale ricade su di te. Lui non ha nulla addosso”.
Perché le conseguenze legali all’estero possono essere così gravi?
“Perché in molti Paesi vige ancora un sistema inquisitorio: quando arrivi davanti al giudice, questi ha già letto tutto il fascicolo, ha già maturato una convinzione e quello che dici in dibattimento conta poco. In Italia – spiega il criminologo – la prova si forma davanti al giudice in contraddittorio. È una garanzia enorme che spesso diamo per scontata. A Singapore, in Malesia, negli Emirati, il meccanismo è opposto: basta la presunzione di traffico. Se ti trovano con un pacchetto in mano all’aeroporto e sopra ci sono le tue impronte, sei in una posizione processuale da cui è quasi impossibile uscire”.
Può fare esempi concreti di questi Paesi?
“Singapore applica il Misuse of Drugs Act: chi viene trovato con della droga oltre una soglia minima è presunto colpevole di traffico. Per l’eroina sopra, bastano 10 grammi per rischiare vent’anni di carcere e quindici colpi di canna. Sopra certe soglie, c’è la pena di morte. La Malesia aveva la pena capitale obbligatoria: dal 2023 è diventata discrezionale, ma il giudice può ancora applicarla. L’alternativa parte da trent’anni di reclusione. Per gli Emirati Arabi – prosegue Caccetta – il minimo formale è sette anni, nei casi aggravati si arriva all’ergastolo o alla pena di morte. E poi c’è la Thailandia. Se ti trovano con degli stupefacenti, buttano direttamente la chiave. Le difficoltà esistono ovunque fuori dal nostro sistema: la lingua, il sistema giudiziario diverso, la lontananza da casa”.
Come fanno queste persone a scegliere la loro vittima?
“È abbastanza semplice – evidenzia l’ex ufficiale – e funziona esattamente come per i borseggiatori o i truffatori classici. Osservano come ci si muove, come ci si rapporta con gli altri. Chi cammina deciso, si guarda intorno, ha un atteggiamento eretto, è una vittima meno papabile. Cercano invece persone che sembrano distratte, che abbassano lo sguardo, che si fermano ad ascoltare, che esitano prima di rispondere. Quella persona psicologicamente malleabile, quella che vedi che non ha fretta e che risponderà con gentilezza a una richiesta gentile: quella è la vittima ideale. Non è difficile individuarla”.
Eppure essere disponibili e gentili è considerato un pregio, non un difetto.
“Assolutamente, e questo è il punto più sottile. Il mio progetto ‘Controllo del Vicinato’ – chiarisce il professionista – si fonda proprio sulla solidarietà tra cittadini. Ma quella stessa solidarietà, in contesti come un aeroporto affollato, può diventare un’arma a doppio taglio. Non è un difetto essere disponibili. È che i criminali addestrati riconoscono la norma di reciprocità, quel disagio che si prova a rifiutare una richiesta cortese, e la usano come leva. Noi italiani, con la nostra cultura e la nostra tradizione cristiana di aiutare il prossimo, siamo particolarmente esposti. Il mio consiglio è sempre lo stesso: meglio sembrare antipatici e scortesi che rischiare di essere truffati”.
Qual è il comportamento corretto se qualcuno ci si avvicina con una richiesta?
“La regola è una sola: chi ha davvero bisogno in un aeroporto non ha difficoltà a trovare aiuto. Ci sono decine di persone deputate ad aiutare i passeggeri: personale di terra, assistenti, forze dell’ordine. Se uno sconosciuto si rivolge proprio a te con un pacco in mano, c’è un motivo. La risposta corretta è fare un passo indietro – evidenzia Caccetta – alzare entrambe le mani in modo visibile e poi allontanarsi, avvisando la sicurezza. Se insistono: fare rumore, subito, ad alta voce. Non toccare nulla che non sia tuo. Puoi sempre scusarti dopo per non aver aiutato qualcuno. Non puoi fare altrettanto da una cella in un Paese straniero”.
Questo fenomeno potrebbe arrivare anche in Italia?
“Le cose che succedevano in America o nel Nord Europa – chiosa Crocetta – arrivavano da noi con dieci anni di ritardo. Adesso i tempi si sono accelerati. Non sto cercando di creare allarmismo: sto dicendo che prevenire è sempre più utile che correre ai ripari. Più gente sa che una cosa può succedere, meno vittime ci saranno quando succederà. E nel frattempo, anche l’italiano che parte per Singapore, per la Malesia o per gli Emirati, deve sapere in quale sistema giudiziario si sta muovendo. Le leggi cambiano da Paese a Paese in modo radicale. In Thailandia ti arrestano per una sigaretta elettronica. Figuriamoci per un pacchetto con la droga dentro, anche se di quella droga non ne sapevi nulla”.