L'amazzone

LA MIA COMPAGNA E’ FEMMINISTA

Breve guida per affrontare il Natale in una famiglia patriarcale.

Domani è Natale, le famiglie si riuniscono. Allargate. Con parenti che magari non ti vedono dallo scorso dicembre. E che, se sei Donna, non perderanno l’occasione di chiederti: “E allora, il fidanzato?”; “E una famiglia quando la vogliamo mettere su?”; “Ai figli non ci pensate?”; “Pensi solo alla carriera… ai miei tempi…”.

Ecco, ai tuoi tempi: per fortuna i tuoi tempi sono passati.

A tutte le vittime di tale massacro natalizio-gerontrocratico (e più o meno tradizionale o patriarcale), propongo un testo. Fu pubblicato nel 2015 su Huffington Post USA (autore Mike Reynolds), e poi tradotto dalla redazione italiana della medesima testata.

Alla prima domanda scomoda, giratelo all’interlocutore. Sarà la volta che ne uscirà un Natale proficuo anche per lui. Magari è l’occasione buona.

cenone di Natale

“La mia compagna è femminista. Lo so per certo. 

Lo so perché me l’ha detto. Eravamo a casa, ancor prima che ci fidanzassimo, seduti davanti a un caffè e lei esclamò apertamente: “Sono femminista”. Non sembrava che la questione fosse così importante e io reagii di conseguenza. Finito il caffè, la mia giornata proseguì tranquilla.

Non ho chiesto “prove” quella volta perché non conoscevo bene l’argomento. Cos’era una femminista? Avevo sentito leggende di femministe nascoste nei boschi, pronte ad attaccare gli uomini, ma avevo il sospetto di aver associato quell’immagine alla strega di Hansel e Gretel e non ad una femminista “vera”. 

Comunque non potevo rischiare. Le femministe erano davvero le eredi delle streghe? Piacevo davvero alla mia donna? Ero sulla lista nera perché ero un uomo?

Così cercai su Google digitando le solite domande del caso. Volevo sapere di più sulla mia compagna e, ovviamente, pensai che il modo migliore per farlo fosse cercare una definizione online. Lei sembrava così… normale. Sembrava le piacessero le persone, con o senza pene. Essere femministe voleva dire questo? 

Osservai tutte le foto, sperando di individuarla da qualche parte. C’erano persone di ogni tipo, ma non la mia ragazza. Stava mentendo? Era Google a mentire? C’erano anche foto di uomini (Google sei inutile). 

Continuavo a vedere questa donna con la bandana che mostrava il bicipite. Era minacciosa e molto… gialla.

Decisi finalmente di leggere qualcosa. E’ strano ritrovarsi davanti ai tentativi di definizione che Internet fornisce sul femminismo. Potresti imbatterti nella definizione data dal “Gruppo per i diritti degli uomini” che descrive le femministe come donne bugiarde che odiano il genere maschile. Oppure ti ritrovi a leggere di donne che rinnegano le femministe perché “non c’è bisogno di loro”. Puoi trovare testimonianze dell’Onu e dei siti femministi, tra l’altro molto ben scritti, che parlano del bisogno delle donne di essere ascoltate, rispettate e capite. Non c’è un’unica definizione, né un’unica foto, non ci sono caratteristiche fisiche di cui potevo servirmi per capire se la mia ragazza era una femminista o meno.

Altri siti usavano parole come “privilegio”, “oppressione”, “misoginia” e “patriarcato”. Sono migliaia i risultati che vengono fuori quando cerchi la definizione di “femminista” su internet. Ma non c’è modo di capire chi siano realmente se non parli con una di loro, ascoltandola e cercando di conoscerla meglio.

Così ho passato gli ultimi 10 anni cercando di conoscere la mia donna. Sapete qual è la cosa strana? È meravigliosa, straordinaria. Un fantastico essere umano femminista.

Una che: 

Aggiusta il bagno mentre m’insegna nuove parolacce.

Culla una bimba per farla dormire, dopo che ha avuto l’incubo in cui tutte le foto della casa si muovevano.

Non sa assolutamente come caricare una lavastoviglie.

Ha dato alla luce due bambine.

Ha aiutato delle giovani donne a fare scelte consapevoli per la loro salute sessuale.

Ha informato giovani uomini sul tema.

Non ha la più pallida idea di come fare il bucato, peggio della lavastoviglie.

Le piacciono gli uomini.

Le piacciono le donne.

Odia gli stronzi.

Sta benissimo col vestito blu che le ho regalato per Natale.

Il femminismo è una parola, la mia compagna è una persona. Una che lavora tutti i giorni per rendere il mondo migliore, per me e per le nostre figlie. Si arrabbia quando alle donne viene strappato il diritto di decidere per loro stesse. S’infuria quando le ragazze vengono trattate solo come giocattoli nelle mani degli uomini.

Ho conosciuto femministe che lavorano nei più svariati settori. Alcune all’università, altre sulle strade. Altre ancora passano ogni loro giorno cercando di cambiare un mondo dove le donne devono lottare contro la cultura dello stupro o la disparità di retribuzione. Alcune hanno figli, altre no. Alcune stanno a casa tutto il giorno, altre escono a cercarsi un lavoro. Non c’è una “busta paga” speciale per le femministe, ci sono solo il lavoro e l’aiuto che si può dare agli altri.

Sono felice di essere il marito di una di loro e di vivere in una casa popolata da femministe. Le mie figlie sono sveglie, determinate, premurose e stanno imparando dalla migliore. Hanno una fantastica guida che ha insegnato loro che non c’è niente che una donna non possa fare. Ecco cos’è il femminismo per me. Non c’è niente che le tre donne che ho accanto non possano fare, compreso chiedere aiuto per caricare una lavastoviglie.

La dichiarazione “Non c’è bisogno del femminismo” non ha alcun senso perché, senza il femminismo, non ci sarebbero queste persone meravigliose.

Adesso non mi preoccupo più che mia moglie sia una strega, l’avrei già scoperto a quest’ora.”

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