La Corte Suprema bacchetta Trump

Gli Usa sono diventati la prima potenza mondiale grazie agli immigrati. Ora, secondo il Tycoon a stelle e strisce, non servono più ma la sua proposta è stata bocciata.

L’espressione “Ci sarà pure un giudice a Berlino!” è risultata veritiera non nella città tedesca, ma a Washington. Non è solo un modo di dire, ma un celebre principio di civiltà giuridica. L’origine risale ad una leggenda del ‘700 riguardante Federico II, Re di Prussia ed un umile mugnaio.

Il motto simboleggia l’esistenza di una giustizia imparziale e superiore, in grado di proteggere il cittadino comune dagli abusi di potere dei più forti.

La frase calza a pennello sulla decisione della Corte Suprema statunitense che ha respinto il decreto di Donald Trump per la limitazione dello “ius soli. Ossia il diritto “basato sull’appartenenza al territorio per cui l’acquisizione della cittadinanza di un dato Paese è conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori”.

L’idea mirava a eliminare la cittadinanza automatica per i nati negli USA, limitando l’ingresso alle donne incinte, tra l’altro. Si è cercato di limitare questo diritto ai figli di genitori non cittadini o senza documenti legali, una misura per combattere l’immigrazione clandestina. La Corte Suprema è il più alto organo giudiziario degli Stati Uniti e l’unica corte istituita direttamente dalla Costituzione americana.

Ha il potere finale di interpretare le leggi e la Costituzione, potendo invalidare norme federali o statali ritenute incostituzionali. Secondo la storica interpretazione del 14° Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, lo “ius soli” è un diritto inalienabile. La Corte Suprema, dunque, ne ha stabilito l’incostituzionalità e ha confermato oltre un secolo di precedenti giurisprudenziali.

La reazione stizzita del Presidente è stata immediata, definendo lo “ius soli, un male per il Paese” e invitando il Congresso, a maggioranza repubblicana, a legiferare. Ma nel partito del presidente molti sono favorevoli e, inoltre, a novembre si terranno le elezioni di metà mandato per la Camera dei Rappresentanti.

I sondaggi sono sfavorevoli a Trump e al suo partito e la maggioranza della popolazione è favorevole ad un diritto che ha permesso loro di stabilirsi e lavorare definitivamente nel Paese. Per chi è un convinto democratico e liberale si tratta di una notizia positiva. Tuttavia la decisione non è stata unanime. Il risultato sul decreto trumpiano come violazione del 14mo emendamento è stato di 5 giudici a 4, mentre come violazione della legge federale di 6 a 3.

Corte Suprema Statunitense

I contrari a questa decisione hanno considerato un grave errore l’interpretazione del 14mo emendamento, in quanto concede la cittadinanza a cani e porci, dunque chiunque, senza alcuna selezione. Sono stati presi di mira, soprattutto, “i turisti della nascita”, come vengono considerate le donne che si recano in un Paese straniero allo scopo specifico di partorire. L’obiettivo principale è garantire che il nascituro ottenga automaticamente la cittadinanza del Paese di arrivo per diritto di nascita.

Pare che questa pratica sia particolarmente diffusa verso mete come gli Stati Uniti, il Canada o altri Paesi che offrono la cittadinanza immediata in base al luogo di nascita, fornendo così al bambino vantaggi futuri (come passaporto, opportunità di studio e di lavoro). Se anche così fosse un concetto del genere, diffusosi in un Paese che è diventata la prima potenza al mondo grazie agli immigrati, suona, quanto meno, stonato e contradditorio.

Se fosse stato applicato in origine non sarebbe diventato quello che è. Se una persona, qualunque sia il motivo, nasce in un determinato luogo, cresce, studia e lavora in loco, non si comprende perché non dovrebbe ottenere la cittadinanza.