Per la Procura i genitori affidatari avrebbero ostacolato per anni il ricongiungimento con la madre biologica.
Siracusa – Una storia che inizia su un barcone nel 2019 e che, sette anni dopo, si chiude almeno in parte in un’aula giudiziaria. I carabinieri della sezione di polizia giudiziaria della Procura di Siracusa hanno notificato un divieto di avvicinamento a una coppia della città, ex affidatari di una bambina che oggi ha 7 anni, accusati di aver sabotato sistematicamente il percorso di ritorno della piccola con la sua madre biologica, nonostante una sentenza del tribunale per i minorenni di Catania lo imponesse già dal luglio del 2025.
La bambina era giunta in Italia da sola, su un’imbarcazione soccorsa da un’ONG. Avviate invano le ricerche dei genitori, nel giugno 2022 era stata collocata presso la coppia siracusana. Sembrava una storia destinata a concludersi con un’adozione. Invece, nel marzo 2023, la Croce Rossa segnalò lo sbarco a Brindisi di una donna che cercava disperatamente sua figlia. Il test del Dna ha poi confermato il legame biologico, aprendo una nuova fase, quella del ricongiungimento, che si è trasformata in un calvario.
I consulenti della Procura hanno parlato di un contesto altamente maltrattante:
“La bambina – come emerso dalle indagini – veniva spinta a scegliere tra i genitori buoni e la madre cattiva”.
Il tribunale per i minorenni aveva fissato con chiarezza il percorso: incontri graduali con la madre, affido ai servizi sociali del Comune di Siracusa, poi il collocamento definitivo presso la genitrice naturale. Ma secondo la Procura la coppia ha opposto resistenza in ogni passaggio, con comportamenti ostruzionistici concreti e, secondo gli esperti incaricati di seguire il caso, con forme di pressione psicologica sulla bambina, orientate a farle percepire la madre come una figura ostile e i genitori affidatari come gli unici punti di riferimento affidabili.
A marzo 2026 il tribunale aveva disposto l’inserimento della piccola in una famiglia-ponte, soluzione ponte per garantire la transizione. Anche questo tentativo si è scontrato con l’opposizione della coppia: ogni intervento dei servizi sociali finalizzato all’esecuzione del provvedimento è risultato, stando agli atti, inutile. È a quel punto che la Procura ha chiesto e ottenuto dal Gip il divieto di avvicinamento, contestando i reati di maltrattamenti contro familiari, sottrazione di persone incapaci e mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice.