Joanna uccisa in casa dal marito davanti al figlio di 9 anni

La donna è stata sgozzata con quattro coltellate sotto gli occhi del bambino. Il 69enne tunisino ha confessato.

Colleferro (Roma) – L’incubo di via Cristoforo Colombo assume contorni ancora più drammatici ed spietati. Non è stata soltanto la tragica scoperta della figlia maggiore al rientro a casa nel primo pomeriggio di martedì 18 agosto a segnare il femminicidio di Colleferro: Joanna Rouissi 50enne di origine polacca è stata aggredita e uccisa a coltellate mentre in casa c’era anche il figlio più piccolo della coppia, un bambino di soli nove anni, costretto ad assistere da pochissimi passi all’orrore che ha distrutto la sua famiglia. In casa c’era anche il figlio 20enne della coppia che ha provato a fermare il padre, ma è stato tutto vano.

Nel corso delle ore successive al fermo, il quadro investigativo coordinato dalla Procura di Velletri ha trovato un punto di svolta decisivo. Condotto in commissariato subito dopo essere stato bloccato dagli agenti della polizia di Stato a poca distanza dall’abitazione, il marito 69enne tunisino, Mohamed Habib Rouissi, ha ceduto. Durante il breve interrogatorio con gli inquirenti ha ammesso le proprie responsabilità, confessando di essere stato l’autore dell’aggressione mortale scaturita al culmine dell’ennesima lite domestica.

I rilievi medico-legali e le prime ricostruzioni hanno restituito la spaventosa ferocia del gesto: la donna è stata raggiunta da quattro fendenti sferrati dritti alla gola. All’arrivo dei soccorritori del 118 e delle pattuglie, la cinquantenne respirava ancora, seppur in condizioni disperate; i tentativi di rianimarla e di tamponare le emorragie si sono però rivelati inutili, ed è deceduta pochi istanti dopo all’interno dell’appartamento.

Oltre al dolore incommensurabile per la perdita della madre, resta ora da gestire il trauma profondo riportato dai figli. Il piccolo di nove anni, testimone oculare del delitto, è stato preso in carico insieme ai suoi quattro fratelli e condotto d’urgenza presso una struttura protetta con il supporto di psicologi e servizi sociali. Con la confessione dell’uomo svaniscono i dubbi sulla dinamica, trasformando l’ennesima lite tra le mura di casa in un nuovo, drammatico capitolo della scia di femminicidi che continua a insanguinare l’Italia.