Ilaria Sula, la madre di Samson in aula: “Ho pulito tutto con la candeggina”

Nors Manlapaz, già condannata a due anni per occultamento di cadavere, ha ricostruito le ore successive all’omicidio.

Roma – Ha pianto, si è interrotta, ha detto di non ricordare. Ma alla fine le parole di Nors Manlapaz, madre di Mark Samson, il reo confesso del femminicidio di Ilaria Sula, hanno restituito all’aula bunker di Rebibbia un racconto agghiacciante. È lei stessa ad aver pulito con la candeggina diluita nell’acqua per coprire l’odore di sangue. È lei ad aver indicato al figlio dove si trovava la valigia grande. È lei ad aver sistemato la stanza mentre il cadavere di Ilaria veniva portato fuori dall’appartamento.

La donna, che ha già patteggiato due anni di reclusione per concorso in occultamento di cadavere aggravato, ha ripercorso le ore tra il 24 e il 26 marzo 2025, giorno del delitto, davanti ai giudici chiamati a decidere sul processo a carico del figlio.

La sera del 25 marzo Samson era nell’appartamento dei genitori, nel quartiere Africano di Roma. La madre racconta di non aver sentito Ilaria entrare, né la porta chiudersi. Solo il rumore della doccia, verso le 22. La mattina dopo, il 26, tutto sembra normale: Mark entra in cucina, abbraccia la madre, prepara due caffè. “Gli ho chiesto ‘Amore, sei con qualcuno?’ Mi ha guardato e mi ha detto ‘Sì mamma, c’è Ilaria.”

Poco dopo scoppia un litigio violento. Manlapaz bussa alla porta due volte, preoccupata. Il figlio la rassicura: “Stiamo solo parlando”. Poi, quando la madre gli manda un messaggio per i panni stesi, Mark apre la porta: “Era tutto rosso in viso, tremava, piangeva. Non sembrava lui.” Ed è lì che la donna vede qualcosa sul pavimento. “Ho visto solo i piedi, con il viso a terra.”

La risposta di Samson alla madre, pronunciata in filippino, è rimasta tra le righe più opache dell’intera udienza. Una frase che, secondo Manlapaz, significherebbe che se non fosse morta Ilaria sarebbe morto lui. Gli inquirenti non hanno chiarito a cosa si riferisse. La donna sviene sul divano. Quando si riprende, il figlio le chiede se in casa ci sia una valigia grande.

Da quel momento inizia la fase dell’occultamento. Samson chiede alla madre di comprare una busta e del detersivo. Usa un rotolo di scottex per pulire. Lei gli passa dei vecchi vestiti da buttare. Quando il Pm le chiede direttamente se abbia aiutato il figlio a ripulire la scena del crimine, la risposta è confusa. Ma l’accusa le ricorda le sue stesse parole in sede d’interrogatorio: “Basta che hai levato quello grosso, al resto ci penso io.” La donna conferma, ma dice di non ricordare. Alla domanda su come il figlio abbia portato fuori il corpo, non risponde a parole: si alza e mima il gesto di sollevare un borsone pesante con entrambe le braccia.

Per una settimana intera Manlapaz non chiede nulla al figlio. Non avvisa il marito, non chiama la polizia. “Avevo paura che si uccidesse”, spiega. La Pm non riesce a nascondere lo sgomento: “Suo figlio uccide la fidanzata dentro casa sua e lei per una settimana non gli chiede nulla?”

Sul telefono della donna, intanto, erano stati cancellati numerosi messaggi scambiati con Mark in quei giorni. Tra i pochi recuperati, uno del 28 marzo: “Fai attenzione, non ti fidare di nessuno, ok?”

Fuori dall’aula, i genitori di Ilaria Sula hanno commentato con poche parole: “Ogni giorno per noi è una ferita aperta.”