Il sottosegretario sostiene di aver ceduto subito le quote, ma i movimenti societari e le date raccontano altro.
Roma – Andrea Delmastro Delle Vedove giura di non averne saputo nulla. Il sottosegretario alla Giustizia racconta di aver scoperto solo dopo che la sua socia diciottenne Miriam Caroccia era figlia di un uomo d’affari condannato per associazione mafiosa con il clan Senese. E di essersi subito liberato delle quote “per rigore etico e morale”. La cronologia però sembra raccontare un’altra storia.
Tutto ruota attorno a una bisteccheria in via Tuscolana a Roma. Proprietaria è la srl Le 5 Forchette, sede legale a Biella, settecento chilometri di distanza. Quattro politici piemontesi di Fratelli d’Italia diventano improvvisamente soci di un ristorante nella Capitale.
I soci sono Delmastro con il 25%, Cristiano Franceschini assessore a Biella, Davide Zappalà consigliere regionale in Piemonte, ed Elena Chiorino, vicepresidente della Regione. Quote minori per loro, mentre il 50% va a Miriam Caroccia, studentessa romana di 18 anni che diventa anche amministratrice unica. Suo padre Mauro ha un’esperienza ventennale nella ristorazione. Apre e chiude locali a Roma da anni. Ma la sua vera specialità, secondo i giudici, è riciclare denaro sporco del clan Senese attraverso le attività di ristorazione.
La società viene costituita il 16 dicembre 2024 subito dopo che la Corte d’Appello di Roma aveva assolto Mauro Caroccia dall’accusa di associazione mafiosa. Tempismo perfetto. Peccato che la Cassazione annulli quella sentenza ordinando un nuovo processo. A quel punto le quote iniziano a muoversi in modo strano.
Delmastro vende il suo 25% a novembre 2025. Ma non a un estraneo. Lo cede alla G&G Srl, società immobiliare di cui lui stesso è proprietario al 100%. Praticamente vende a sé stesso. Un passaggio che sulla carta lo allontana dalla bisteccheria ma nella sostanza lo tiene dentro attraverso un’altra società.
Il secondo processo d’appello condanna nuovamente Caroccia e Senese. La Cassazione conferma tutto il 19 febbraio 2026. Mauro Caroccia finisce in carcere per scontare 4 anni. Otto giorni dopo, il 27 febbraio, la G&G di Delmastro vende definitivamente il 25% a Donatella Pelle, impiegata e moglie dell’avvocato Domenico Monteleone. Gli altri esponenti di FdI Piemonte cedono le loro quote a Miriam Caroccia.
Delmastro sostiene di essersi liberato “immediatamente” delle quote appena scoperto chi fosse il padre della socia. Ma tra novembre 2025 quando le gira alla sua società e febbraio 2026, quando le cede definitivamente, passano tre mesi. La cessione definitiva arriva otto giorni dopo la condanna in Cassazione di Caroccia senior.
Un dettaglio non trascurabile emerge dal Fatto Quotidiano. Delmastro si sarebbe recato almeno una volta a mangiare nella Bisteccheria d’Italia. Miriam non lo riconosce. È suo padre Mauro a dirle che al tavolo c’è il sottosegretario. Lo stesso Mauro Caroccia che all’epoca gestisce il locale e lo pubblicizza su TikTok. Quello che secondo le sentenze usava i ristoranti per ripulire i capitali del clan.
Il nome di Mauro Caroccia compare continuamente negli atti processuali su Michele Senese ‘O Pazzo, uno dei boss più noti della camorra romana. I giudici gli hanno contestato l’intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver agevolato i clan. Le sentenze spiegano nel dettaglio come, attraverso società e attività di ristorazione, venissero schermati e ripuliti capitali dell’organizzazione criminale.
Un uomo specializzato in questo mestiere diventa socio del sottosegretario alla Giustizia in una società di ristorazione. Giorgia Meloni viene descritta “furibonda”. Secondo Repubblica però oltre un mese fa il sottosegretario aveva informato i vertici di FdI rassicurandoli sulla cessione delle quote.
I deputati devono dichiarare le proprietà alle Camere. Nelle carte depositate da Delmastro a Montecitorio non compare traccia delle quote in Le 5 Forchette. L’unica variazione dichiarata è essere diventato proprietario al 100% della società immobiliare Ezra Pound con sede a Biella. Ma la società 5 Forchette esiste dal 16 dicembre 2024, quindi avrebbe dovuto comparire nella dichiarazione ma non c’è.
La difesa del “non sapevo” stride con la realtà dei fatti. Caroccia non era un perfetto sconosciuto ma un nome ricorrente negli atti della criminalità organizzata romana. La sua specializzazione nel riciclaggio era cosa nota, ma non a tutti (a quanto pare).