Il Regno Unito approva la carne coltivata: sì a utilizzo, per ora nel cibo per animali

Si tratta di paté di pollo sintetico dell’azienda Mealty e arriverà sugli scaffali dei supermercati britannici alla fine del 2024.

Londra – Il Regno Unito è il primo paese in Europa a dire sì alla carne coltivata. Ma per il momento si inizierà con il cibo per gli animali domestici. Lo ha deciso l’Agenzia per la salute degli animali e delle piante, insieme al Dipartimento per l’ambiente, l’alimentazione e gli affari rurali. E così mentre mezza Europa prosegue la sua crociata contro la carne sintetica coltivata in laboratorio, la Gran Bretagna (insieme a Israele, Singapore e e Paesi Bassi) apre le sue porte a un mercato che si stima possa raggiungere – secondo la società di ricerca McKinsey – 25 miliardi di dollari entro il 2030.

L’azienda Meatly è stata la prima a ottenere il via libera per produrre cibo per animali con carne coltivata, fornendo documentazioni sulla sicurezza e i risultati dei test condotti sul prodotto. Assicurando l’assenza di virusbatteriantibiotici OGM. Ma come si produce la carne in vitro? In questo caso si parte prelevando un piccolo campione da un uovo di gallina, coltivandolo con vitamine aminoacidi in laboratorio, quindi facendo crescere le cellule in un contenitore simile a quelli in cui viene fermentata la birra. Per ottenere una pasta simile al paté di pollo, che ricade nella categoria dei “cibi umidi” per gli animali domestici.

Nonostante le controversie, i produttori evidenziano due grandi vantaggi relativi alla carne coltivata. In primo luogo la riduzione dell’impronta climatica rispetto agli allevamenti tradizionali e dall’altro la quasi totale mancanza di animali nell’uso produttivo. Secondo una ricerca condotta nel 2020, l’impatto ambientale dell’industria del cibo per animali domestici sarebbe simile a quello delle Filippine, il tredicesimo paese più popoloso del mondo. E dunque trovare un’alternativa più green dovrebbe essere una priorità, con il numero di animali d’affezione che cresce ogni anno.

Inoltre, l’assenza di animali nel processo produttivo potrebbe essere la soluzione anche per coloro che seguono diete a base di prodotti vegetali, facilitando la decisione riguardante la nutrizione degli animali da compagnia. Uno studio dell’Università di Winchester ha, infatti, rilevato che il 50% dei proprietari di animali domestici intervistati sarebbe favorevole all’utilizzo della carne coltivata, mentre il 32% la mangerebbe lui stesso.

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