La vittoria del No riapre il confronto nel “campo largo”: c’è chi spinge per le primarie subito e chi invita a partire da contenuti e priorità social.
Dopo l’esito del referendum sulla giustizia, che ha visto prevalere il No in modo più netto del previsto, nel campo del centrosinistra si apre una riflessione su come trasformare questo risultato in consenso politico in vista delle elezioni del 2027.
Durante una diretta di Scanner Live su Fanpage.it, diversi esponenti dell’area progressista hanno discusso le prossime mosse, evidenziando sia punti di convergenza sia differenze di strategia.
Il successo del No, pur non essendo direttamente un voto politico, viene letto come un segnale favorevole alle opposizioni che si erano schierate contro la riforma. Alla domanda su come capitalizzare questo risultato, una delle proposte emerse con più forza è quella delle primarie di coalizione. Matteo Renzi si è detto convinto sostenitore di questo strumento, sottolineando però anche la necessità di concentrarsi su temi concreti come il caro vita, le pensioni, la sanità e la sicurezza. Secondo il leader di Italia Viva, un programma credibile su pochi punti chiave potrebbe mettere in difficoltà il governo alle prossime elezioni.
Di diverso avviso Nicola Fratoianni, per il quale la priorità è costruire una proposta politica forte, capace di rispondere ai bisogni reali delle persone, in particolare di chi vive condizioni di precarietà o ha difficoltà ad accedere a diritti fondamentali quali sanità e istruzione. La scelta del leader, sostiene, verrà dopo.
Una linea simile è stata espressa anche da Riccardo Magi e Marco Grimaldi. Entrambi ritengono prioritario definire un programma condiviso prima di affrontare il tema delle primarie. Magi ha criticato la riforma bocciata dal referendum, perché mal costruita, e ha ribadito l’urgenza di elaborare un’alternativa di governo concreta. Dal canto suo, Grimaldi ha posto l’accento su alcuni temi programmatici chiave, come il salario minimo, i diritti sociali e la riduzione dell’orario di lavoro.
Anche dal Partito Democratico arriva una posizione più prudente. Matteo Orfini, pur dichiarandosi favorevole alle primarie, sottolinea che la priorità è rafforzare il lavoro comune e coinvolgere attivamente la società civile, in particolare i giovani, che hanno avuto un ruolo importante nella mobilitazione referendaria. Secondo Orfini, negli ultimi anni sono già stati fatti passi avanti verso una maggiore unità, ma non bisogna dare per scontato che questo basti per vincere le elezioni.