Il legale di una vittima di Almasri: “Acquisire elementi di prova dalla Cpi”

L’avvocato Francesco Romeo, che difende Lam Magok, scrive al collegio per i reati ministeriali per una completa ricostruzione dei fatti.

Roma – Il legale di Lam Magok, l’uomo vittima e testimone delle torture del generale libico Almasri, chiede “al Tribunale dei Ministri di interloquire con gli Uffici della Corte penale internazionale (CPI) per acquisire elementi di prova rispetto a quanto riportato dalla Corte stessa in un comunicato emesso il 22 gennaio secondo il quale le autorità italiane hanno chiesto alla Cpi di non commentare pubblicamente l’avvenuto arresto a Torino”. E’ quanto si legge in una nota diffusa da Baobab Experience. Nelle scorse settimane Magok ha denunciato la premier Meloni e i ministri Nordio e Piantedosi per favoreggiamento.

“Ora che la Procura di Roma ha inviato al Tribunale dei ministri la denuncia – prosegue la nota – l’avvocato Francesco Romeo scrive al collegio per i reati ministeriali, al fine di districare un passaggio centrale per la completa ricostruzione dei fatti e per la loro conseguente valutazione giuridica“. “In considerazione dei fatti successivi, ovvero la liberazione di Almasri, la sua espulsione e il contestuale riaccompagno in Libia, è fondamentale – afferma Romeo –accertare ed individuare da quale autorità sia pervenuto l’invito rivolto alla Corte a rimanere in silenzio, da chi sia venuto l’ordine di trasmettere alla Corte penale internazionale la richiesta di riservatezza e quali ragioni hanno sotteso la richiesta di non commentare pubblicamente l’arresto del generale libico”. 

Almasri è indagato dalla per crimini quali detenzione illegittima, persecuzione, trattamento crudele, tortura stupro, violenza sessuale e omicidio. “Io sono stato vittima e testimone di queste atrocità, orrori che ho già
raccontato alla Corte penale internazionale – ha commentato Lam Magok – ma il Governo italiano mi ha reso vittima una seconda volta, vanificando la possibilità di ottenere giustizia sia per tutte le persone, come me, sopravvissute alle sue violenze, sia per coloro che ha ucciso sia per coloro che continueranno a subire torture e abusi per sua mano o sotto il suo comando. Una possibilità che – ha concluso – era diventata concreta grazie al mandato d’arresto della Corte penale internazionale e che l’Italia mi ha sottratto”.

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