Il killer di via Poma sarebbe il figlio del portiere, Mario Vanacore

I carabinieri hanno indicato una nuova pista sull’omicidio irrisolto, ma la Procura ha chiesto l’archiviazione in mancanza di prove inconfutabili. L’ultima parola spetta al Gip.

Roma – A causare la morte di Simonetta Cesaroni sarebbe stato Mario Vanacore, il figlio di Pietrino, il portiere del condominio di via Poma. A sostenerlo i Carabinieri in un dettagliato resoconto di 50 pagine consegnato ai magistrati della Procura di Roma, depositato in segreteria il 25 ottobre 2023. Qualche giorno prima della richiesta di archiviazione dell’ultima inchiesta sul delitto di via Poma, presentata dal sostituto procuratore Gianfederica Dito: secondo la Procura queste informazioni sono solo “ipotesi e suggestioni”, che non permettono di superare “le forti perplessità sulla reale fondatezza del quadro ipotetico tracciato”.

L’omicidio di Simonetta Cesaroni, avvenuto in via Poma a Roma il 7 agosto 1990, è uno dei casi irrisolti più noti in Italia. . Tra i principali sospettati i Carabinieri indicano quindi Mario Vanacore, il figlio di Pietrino, il portiere del condominio, che venne fermato tre giorni dopo l’omicidio della ragazza e successivamente rilasciato dopo quasi un mese di detenzione.

Mario Vanacore

Vent’anni dopo l’omicidio, nel marzo 2010, Pietrino Vanacore si suicidò gettandosi in mare a Torre Ovo con una pietra al collo, poco prima di deporre nel processo contro l’ex di Simonetta Cesaroni, Raniero Brusco. Gli investigatori trovarono due biglietti con un messaggio d’addio: “20 anni di sofferenze e di sospetti ti portano al suicidio”. Uno era dentro la macchina parcheggiato vicino e l’altro sul parabrezza.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri (e pubblicato dall’edizione online di Repubblica), dunque, quel fatidico pomeriggio del 7 agosto 1990, Mario Vanacore avrebbe aggredito Simonetta Cesaroni negli uffici dell’Associazione degli Alberghi per la Gioventù in via Poma, dove lei lavorava come segretaria da circa due mesi. Dopo averla trascinata nella stanza del direttore, dove poi venne trovato il cadavere, Vanacore avrebbe tentato di violentarla, ma Simonetta si sarebbe difesa ferendolo. A questo punto, secondo quanto affermato dai Carabinieri, “l’uomo reagisce, sferrandole un violento colpo al viso che la stordisce e la fa cadere a terra”. Quindi, l’omicidio: “L’uomo si impossessa dell’arma del delitto e, a cavalcioni della ragazza supina a terra, la colpisce per ventinove volte”.

In base agli elementi raccolti, i genitori di Mario Vanacore, Pietrino e Giuseppa De Luca, avrebbero coperto le responsabilità del figlio, mentendo agli investigatori durante le indagini e coinvolgendo anche il datore di lavoro della vittima, Salvatore Volponi. Questa circostanza sarebbe stata confermata anche dalla commissione parlamentare antimafia della scorsa legislatura, che ha indicato che il portiere “scoprì il cadavere” di Simonetta Cesaroni “ore prima dell’ufficiale ritrovamento del corpo”. La commissione ha sostenuto che ci fosse un’attività “post delictum, intesa ad occultare il fatto omicidiario o quantomeno a differirne la scoperta, oppure persino ad attuare un qualche proposito di spostamento della salma dal luogo in cui fu poi rinvenuta”.

Claudio Strata, il legale di Vanacore, ha fatto sapere che il suo assistito è “sconcertato di essere dopo 33 anni ancora al centro dell’attenzione”. “In primavera – ha aggiunto – avevamo fatto una denuncia-querela a Milano per chiedere di mettere fine alle illazioni sul suo conto. Attendiamo gli sviluppi delle indagini e poi valuteremo le iniziative a sua tutela”.

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