Marco di Muro annegò la fidanzata 16enne nel lago di Bracciano, dopo un litigio. Al processo ha scelto il rito abbreviato.
Anguillara Sabazia (Roma) – Marco Di Muro è tornato libero. L’uomo che la notte di Halloween del 2012 uccise la fidanzata sedicenne Federica Mangiapelo annegandola nel lago di Bracciano ha lasciato il carcere di Rebibbia. Al momento è in affidamento in prova ai servizi sociali ma a giugno avrà estinto la pena definitiva di 14 anni.
“Sta cercando lavoro riscontrando non poche difficoltà. Conduce una vita molto ritirata anche perché deve attenersi a una serie di prescrizioni”, spiega il suo difensore l’avvocato Cesare Gai. Di Muro oggi ha 36 anni, ne aveva 23 quando ammazzò Federica.
Il processo si svolse prima dell’introduzione del reato di femminicidio e prima della legge n.33 del 12 aprile 2019 che vieta l’accesso al giudizio abbreviato per i delitti puniti con l’ergastolo.
Di Muro scelse il rito abbreviato ottenendo lo sconto di un terzo. Il 17 luglio 2015 il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Civitavecchia lo condannò a 18 anni nonostante le aggravanti della minorata difesa: delitto avvenuto di notte, vittima minorenne, luogo isolato. Il Pm Eugenio Rubolino aveva chiesto 16 anni ma il Gup Massimo Marasca non concesse la compensazione tra aggravanti e attenuanti.
La Corte d’assise d’appello di Roma il 26 settembre 2016 ridusse la pena a 14 anni riconoscendo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti: giovane età, assenza di precedenti, stabile inserimento familiare. La Cassazione confermò la sentenza l’11 dicembre 2017.
Federica era uscita dall’abitazione del padre Gino intorno alle 22.30 del 31 ottobre 2012 per festeggiare Halloween con il fidanzato Marco. Verso le 3 della notte scoppiò un litigio. La ragazza chiese di essere riaccompagnata a casa. Il suo cadavere seminudo venne trovato da un passante il primo novembre sul bagnasciuga del lago a Vigna di Valle. La testa era immersa in venti centimetri d’acqua.

La prima perizia parlò di morte per cause naturali. Il caso fu archiviato poi riaperto per opposizione dei legali della famiglia. La perizia collegiale successiva stabilì annegamento. Di Muro sostenne sempre di aver lasciato la fidanzata da sola verso le 3. L’arresto arrivò il 12 dicembre 2014 con l’accusa di omicidio volontario aggravato.
Secondo la ricostruzione quella notte ci fu un litigio probabilmente per gelosia. Di Muro strattonò Federica facendola cadere a terra, poi le trattenne la testa sott’acqua fino ad annegarla. Alle 4 del mattino inviò dal pc un messaggio: “Abbiamo litigato ma ti voglio sempre bene”. All’alba si fece trovare apparentemente impegnato nelle ricerche della fidanzata.
“Non ha mai collaborato, ha anzi ostacolato il processo”, dichiarò l’avvocato Andrea Rossi legale della famiglia Mangiapelo dopo la sentenza definitiva. “Ha insultato i genitori di Federica su Facebook, ha fatto sparire borsa e cellulare della vittima, ha occultato il proprio cellulare”. Sui suoi pantaloni furono trovate le stesse alghe del lago. La mattina dopo scrisse un biglietto alla madre: “A mano o in lavatrice anche se piove. Basta che li lavi”.