Il giorno in cui la camorra uccise l’infanzia

L’agguato contro il procuratore Alfonso Lamberti trasformò Simonetta nella prima vittima innocente della ferocia criminale.

Cava de’ Tirreni – È una mattina di fine maggio, l’aria già carica di estate. Alfonso Lamberti decide che è troppo bello per restare a casa. Prende la sua bambina e va al mare.

Ha un’auto blindata, assegnatagli come misura di protezione dopo anni di indagini sulla criminalità organizzata, dopo aver visto colleghi ammazzati per strada. Ma quel sabato la lascia in garage. Non sembra una giornata pericolosa.

Simonetta ha undici anni. I capelli biondi, le fossette quando ride, un modo di guardare il mondo che non conosce ancora la parola pericolo. Non sa che qualcuno segue i movimenti di suo padre da settimane. Non sa che quella gita a Vietri sul Mare è già segnata.

Al ritorno, a poche centinaia di metri da casa, un’altra automobile si affianca alla loro. Partono decine di colpi. Alfonso viene ferito alla spalla e alla nuca. Simonetta viene colpita alla testa. Non era il bersaglio. Era semplicemente lì, seduta sul sedile accanto al suo papà.

Morirà poche ore dopo all’ospedale Cardarelli di Napoli.

Simonetta e il papà

La Campania di quegli anni è un territorio in guerra. La ricostruzione post-terremoto ha aperto voragini di denaro pubblico su cui la camorra si è gettata con ferocia e chiunque ostacoli quella predazione diventa un bersaglio. Alfonso Lamberti lo ostacola da anni: è il procuratore che non tratta, che non rallenta, quello che ottiene confessioni e manda gente in carcere. Il soprannome che gli hanno cucito addosso, “Fonzo ‘a manetta”, dice tutto sul timore che ispira negli ambienti criminali.

Il movente affonda in quella storia: una vendetta maturata nel tempo, con radici nei sequestri di persona e nelle indagini che Lamberti aveva condotto sottraendo alla camorra le sue protezioni. Si parla del clan di Raffaele Cutolo e della sua Nuova Camorra Organizzata.

Le indagini si muovono subito nella direzione giusta, ma il percorso giudiziario sarà tortuoso. Grazie a testimoni oculari che hanno visto in faccia chi guidava la 127, i carabinieri arrivano a Francesco Apicella. Nel 1987 la Corte d’Assise di Salerno lo condanna all’ergastolo. Altri due imputati, Salvatore Di Maio e Carmine Di Girolamo, vengono invece prosciolti in appello l’anno successivo: la Corte, presieduta da Mario Consolazio, ritiene non credibili i pentiti su cui si era basata l’accusa in primo grado.

Il caso sembra chiuso.

Nel novembre del 2011 un pregiudicato di nome Antonio Pignataro bussa alla porta dei magistrati e chiede di parlare. Dice di non riuscire più a portare quel peso. Racconta la sua versione: aveva partecipato all’ideazione dell’attentato, ma l’esecuzione materiale era stata affidata ad altre quattro persone. Il mandante, secondo la sua ricostruzione, era proprio Salvatore Di Maio, uno degli uomini assolti in appello vent’anni prima. La Fiat 127 bianca usata per l’agguato, aggiunge Pignataro, era stata procurata da Giovanni Gaudio, un collaboratore di giustizia che finisce così nel mirino della nuova inchiesta. Nel novembre 2019 Pignataro viene scarcerato e sottoposto all’obbligo di dimora, dopo una condanna a trent’anni di reclusione.

Ma la storia più crudele riguarda Alfonso Lamberti, il padre sopravvissuto. Nel maggio 1993, undici anni dopo aver perso sua figlia, viene arrestato. Il collaboratore di giustizia Pasquale Galasso lo descrive come organico alla camorra, sostenendo che il magistrato avrebbe favorito lui e il boss Carmine Alfieri emettendo sentenze che annullavano misure di prevenzione a loro carico. In carcere Lamberti tenta il suicidio. Le accuse si riveleranno infondate e verrà scarcerato. Ma l’uomo che era uscito vivo dall’agguato del 1982 non si riprenderà mai del tutto.

Simonetta Lamberti è la prima vittima innocente della camorra, il preludio di una lunga lista di nomi che negli anni successivi avrebbe continuato a crescere, tra bambini, passanti e persone “capitate” nel momento sbagliato accanto al vero bersaglio.

Prima di lei, si poteva forse credere che certi confini non venissero valicati. Che i bambini venissero tenuti fuori dalla guerra. Dopo il 29 maggio 1982 quella convinzione non ha più retto.