Il particolare ripreso dalle telecamere porta all’identificazione del giovane accusato di aver aggredito uno studente.
Roma – È stato il suo braccio ingessato, un dettaglio apparentemente insignificante, ad incastrare un rapinatore tunisino di ventidue anni.
Rintracciato a Ponte Sisto nel cuore della movida, il giovane è stato arrestato dagli agenti della polizia di Stato del I Distretto Trevi-Campo Marzio, dopo che, noncurante delle prescrizioni impostegli dall’autorità giudiziaria, avrebbe continuato a rendersi responsabile di altri episodi predatori nel centro capitolino.
Conosciuto in zona per precedenti legati allo spaccio, sarebbe stato arrestato in flagranza lo scorso gennaio dagli stessi agenti del I Distretto Trevi-Campo Marzio, che lo avevano sorpreso, in compagnia di un complice che fungeva da palo, mentre cercava di scassinare un veicolo in sosta per trafugare quanto custodito nell’abitacolo.
Trovato in possesso di arnesi atti allo scasso e di una ventina di dosi di hashish – evidentemente destinate ad alimentare il suo “mercato” locale – era stato arrestato per i reati di tentato furto aggravato e detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio. Successivamente il Gip, in sede di convalida, aveva disposto nei suoi confronti la misura restrittiva dell’obbligo di firma.
Ignaro delle predette prescrizioni, il giovane si sarebbe tuttavia “macchiato” di episodi analoghi anche nei mesi successivi.
La notte del 15 febbraio, infatti, agendo sempre in coppia, si sarebbe reso responsabile di una rapina ai danni di uno studente universitario statunitense, aggredendolo in Corso Vittorio Emanuele II per strappargli dal collo una collanina d’oro.
Le indagini, avviate dalla polizia nell’immediatezza dell’episodio, si sono concentrare sui filmati delle telecamere di videosorveglianza, dai quali è emerso un dettaglio decisivo nel vistoso gesso “indossato” al braccio destro da uno dei rapinatori. Quello stesso particolare ha consentito alla vittima, in sede di ricognizione fotografica, di riconoscerlo senza esitazioni.
Una volta associato il volto al suo nome, il quadro indiziario emerso a carico del giovane è confluito nell’aggravamento della misura cautelare disposta del giudice per le indagini preliminari, che si è determinato sostituendo l’obbligo di presentazione con la custodia in carcere. Il “rapinatore ingessato” è ora ristretto presso la casa circondariale di Rebibbia.