Nel 2005 ne parlarono stampa e tv per diversi mesi. Il volto di Benito Mussolini fissato sullo specchio rimane ancora oggi un mistero.
Forlì – La notizia salì alla ribalta delle cronache nel maggio del 2005. E subito scatenò l’interesse degli appassionati di esoterismo e paranormale. Il fantasma di turno, per di più, non era quello di una persona qualunque ma, addirittura, quello del Duce del Fascismo, sua eccellenza Benito Mussolini. Il volto dell’uomo che governò l’Italia per un ventennio si sarebbe materializzato sulla superficie di uno specchio. Quello della sua camera da letto, rimasto ancora oggi com’era negli anni in cui il Duce abitava la villa con la moglie Rachele Guidi ed i suoi cinque figli.
Il palazzetto a tre piani edificato nel 1923 si trova nella frazione forlivese di San Martino in Strada, esattamente in via Crocetta 24, a tredici chilometri da Predappio, paese natale del maestro elementare e giornalista, caporal maggiore dei bersaglieri nella prima guerra mondiale, poi divenuto presidente del Consiglio dopo la marcia su Roma.

La villa, circondata da un grande parco, è passata più volte di mano sino a diventare proprietà di Domenico Morosini, 85 anni, imprenditore lodigiano, all’epoca responsabile delle visite all’edificio storico e da diversi anni proprietario dell’immobile. Oggi l’edificio è denominato Villa Mussolini-Casa del Ricordo e grazie a Romano Mussolini, primogenito del Duce, noto pianista, compositore e pittore scomparso nel 2006 a 78 anni, la struttura diventava un centro studi dove consultare documenti e pubblicazioni per tesi di laurea e lavori editoriali sul periodo storico che portò l’Italia nel tritacarne delle guerre coloniali prima e della seconda guerra mondiale subito dopo.
Non passa giorno che turisti e visitatori, ma anche vecchi nostalgici e curiosi, provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo non chiedano di visitare Villa Carpena ed i suoi ricordi, perfettamente conservati come se Mussolini con moglie e figli se ne fossero appena andati. Tutti i cimeli sono perfettamente in ordine. Dai mobili ai quadri, dalle lampade alle tende, dagli arazzi alla biancheria intima. E poi ancora le vestaglie del Duce, i suoi libri più cari, le pubblicazioni di quando faceva il cronista e cosi via, in un caleidoscopio infinito di momenti familiari rimasti lì, intatti, muti testimoni di un tempo che nessuno è riuscito a spazzare via del tutto.
Era il 7 Maggio del 2005 quando, appena appresa la notizia del famoso fantasma il cui volto appariva su uno specchio da tavolo, ci recammo a Villa Mussolini con un paio di colleghi. Ad accoglierci un personaggio davvero singolare, tale Tersilio Rossi, 78 anni all’epoca dei fatti, ex camicia nera, poi guida turistica di grande cultura storica. L’uomo accompagnava turisti e visitatori in giro per Villa Carpena, parlando di cimeli e reperti antichi, raccontando aneddoti e storie familiari di Benito e Rachele.

Dopo il consueto tour fra le stanze dell’antico fabbricato, ancora oggi ben conservato, il capo manipolo del Regime ci mostrava la sala da pranzo di rappresentanza, lo studio del Capo del Fascismo con le sue penne e calamai, i labari, gagliardetti e bandiere appoggiate sui muri, i corridoi con le divise e le armi appese alle pareti sino alla camera da letto di S.E. il Duce dell’Impero.
La camera era piuttosto luminosa ed elegante. Un letto con due testate in legno scolpito, un armadio in ciliegio, un trumò in legno e radica con sopra uno specchio a ribaltina. Poi l’attempato fedelissimo raccontava la sua versione dei fatti:
”… Me ne sono accorto una mattina durante il mio solito giro di controllo – disse Tersilio Rossi visibilmente emozionato – non credevo ai miei occhi e mi dicevo fra me e me che altro non era che uno scherzo della luce riflessa sulla polvere dello specchio. Chiusi la finestra e accesi la luce ma niente da fare…Spensi anche il lampadario e lasciai solo uno spiraglio di luce che proveniva dal corridoio ma niente da fare…Con la coda dell’occhio guardai lo specchio e vidi Benito Mussolini in persona che mi fissava…Si proprio sua eccellenza con quel suo sguardo inconfondibile identico al dipinto che c’è nella stanza…Uscì fuori e continuai il mio giro di ispezione per poi tornare sui miei passi, entrare nuovamente nella sua stanza per spalancare di nuovo la finestra. Rimasi senza fiato: l’immagine era rimasta sullo specchio e pareva mi guardasse con insistenza come se volesse dirmi qualcosa. Da allora è rimasta lì ma è un’immagine viva non un effetto ottico…”.
In effetti l’immagine c’era sul serio e lo specchio, seppur antico, era di fattura semplice e non presentava nulla di artefatto, nemmeno dietro la cornice. La superficie vitrea, trattata al piombo, già per l’epoca comunissima, era di costruzione artigianale. Dunque nessun trucco, almeno ad una sommaria ispezione, che sapesse della solita furbata per attirare turisti.

La scoperta della strana immagine sullo specchio risaliva ad alcuni mesi prima della nostra intervista ma lo stesso Rossi non ne aveva fatto voce con nessuno, per evitare i soliti commenti negativi di detrattori e antifascisti. Anche Romano Mussolini, al tempo ancora proprietario dell’immobile, pare sapesse dello strano evento ma non amava parlarne preferendo invece gli argomenti storici e culturali:
”…Quando i visitatori entrano in quella stanza l’emozione viaggia a mille – aggiungeva Tersilio Rossi – ma quando gli faccio notare quel volto, spesso, rimangono senza fiato. Ma è proprio lui, mi chiedono… Rispondo chi altri se no? E poi un fiume di domande su come poteva essere accaduto e se non fosse stato un trucco per lasciare tutti a bocca aperta. Io non so spiegarlo ma non c’è trucco, né inganno…”.

Da parte nostra (due giornalisti ed un fotografo) ci limitammo a intervistare le persone presenti e a riprendere l’immagine che appariva sullo specchio e che non spariva appoggiando un dito sulla superficie riflettente. Il resto non credo si possa spiegare ancora oggi, in assenza di trucchi e “ritocchi” con Photoshop. Beninteso.
”…Che riposi in pace e che la sua presenza sia foriera di pacifici eventi – concludeva Domenico Morosini, 85 anni, imprenditore lodigiano, all’epoca responsabile delle visite all’edificio storico e da diversi anni proprietario dell’immobile – abbiamo bisogno tutti di pace e tranquillità. Chi volesse venire da queste parti troverà grande ospitalità e l’opportunità di passare qualche giorno immersi nella natura del parco. E come vedete non mancano le emozioni…”.