Il dramma di Sofia Barillà

La studentessa palermitana si è sentita male nella sua stanza a Caldas da Rainha. L’autopsia ha confermato un’ischemia cardiaca.

Stava studiando per un esame che avrebbe dovuto sostenere l’indomani. Aveva appena chiuso una telefonata con la zia. Poi il silenzio. Sofia Barillà, 20 anni, palermitana, studentessa di Design al Politecnico di Milano, è morta il 31 maggio a Caldas da Rainha, una cittadina a nord di Lisbona dove si era trasferita per un Erasmus di sei mesi. A ucciderla, ha stabilito l’autopsia, è stata un’ischemia cardiaca.

A dare la notizia è stato il padre, Francesco Barillà, che tramite il Giornale di Sicilia ha ricostruito le ultime ore di vita della figlia. Sofia era in bagno quando si è sentita male, da sola, senza che nessuno potesse accorgersi di nulla. Sono stati i coinquilini ad allertare i soccorsi: non ricevendo risposta ai loro richiami, sono entrati nella stanza e hanno chiamato il 118. I soccorritori sono arrivati in pochi minuti, ma non c’era più nulla da fare.

Fino a quel momento, Sofia era sempre sembrata in piena salute. Nessun segnale, nessun campanello d’allarme. La morte per cause naturali era stata indicata fin da subito come l’ipotesi più probabile dagli investigatori portoghesi, ma per capire l’esatta dinamica del decesso era stata disposta un’autopsia. I risultati hanno confermato l’ischemia cardiaca: un arresto improvviso, fulminante che non ha lasciato scampo.

I genitori hanno raggiunto il Portogallo non appena appresa la notizia. L’ambasciata italiana a Lisbona ha seguito il caso sin dalle prime ore, mantenendo i contatti con la famiglia e garantendo l’assistenza consolare necessaria per affrontare le pratiche legate al rimpatrio della salma.

Sofia studiava Design al Politecnico di Milano e aveva anche posato come modella di abiti da sposa. Sui social, nelle ore successive alla notizia, sono apparsi centinaia di messaggi. Tra tutti spicca quello della zia, l’ultima persona ad averle parlato prima della tragedia: poche parole, cariche di dolore, in cui ha ricordato la nipote come qualcuno troppo speciale per restare.