Guerriglia a Milano, il più piccolo dei fermati ha 11 anni: scattano i primi Daspo

Dieci giovani banditi dal centro dopo il weekend di saccheggi. Il Gip: “Rischio altissimo che accada di nuovo”.

Milano – Vetrine sventrate, saracinesche abbassate nel cuore della moda e una paura che non accenna a passare. Dopo l’ondata di guerriglia e saccheggi che ha messo a ferro e fuoco il centro, lasciando dietro di sé danni stimati in circa un milione di euro, la Questura ha emesso i primi dieci Daspo urbani contro altrettanti giovani fermati lunedì in piazza Duomo e nelle vie vicine. Ragazzi con precedenti, alcuni a volto coperto, altri sorpresi con coltellini in tasca: per un periodo di tempo non potranno più mettere piede in città o in alcune sue zone.

È solo il primo tassello. Gli uomini della Digos stanno passando al setaccio le immagini delle telecamere per dare un nome ai circa 500 protagonisti della due giorni di violenze di sabato 17 e domenica 18 ottobre. Nel weekend i fermati sono stati 270, di cui 220 minorenni. Il più piccolo avrebbe appena 11 anni. “Fa male e fa paura e ci chiama tutti in causa”, ha commentato la premier Giorgia Meloni.

Intanto i tribunali hanno cominciato a pronunciarsi. Gli 11 minorenni arrestati sabato sono finiti in comunità o ai domiciliari: in alcuni casi i giudici hanno respinto la richiesta di carcere della procura. Per i maggiorenni, invece, il Gip Fabrizio Filice ha disposto il carcere per quattro giovani e i domiciliari con braccialetto elettronico per un quinto. Le accuse sono pesantissime: devastazione e saccheggio e resistenza pluriaggravata. Un dato su tutti fotografa il fenomeno: la maggior parte dei ragazzi ha 15 o 16 anni e quasi nessuno ha precedenti penali.

Ma è la frase del giudice a far tremare la città. “Il rischio che ciò possa accadere di nuovo nel breve termine è altissimo”, scrive Filice, puntando il dito contro le nuove convocazioni lanciate via social dagli account “Italia in piazza” e “Movimento 17 ottobre“, dal profilo “decisamente violento e insurrezionale”. La neonata sigla giovanile ha già annunciato il ritorno in piazza sabato, in tantissime città italiane. “C’è parecchia preoccupazione”, ammette il sindaco Beppe Sala.

E il governo ha risposto con il pugno duro. Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto sicurezza che introduce il reato di partecipazione violenta a una manifestazione: chi, in un gruppo di almeno cinque persone, lancia pietre, petardi o bastoni rischia fino a cinque anni di carcere e 20mila euro di multa. “Chi rompe paga, e se chi rompe è un minorenne pagano i suoi genitori”, ha scandito Meloni. A Milano arriveranno anche 500 militari in più.

Ora la città conta i giorni. Sabato è dietro l’angolo, e nessuno, nel cuore ferito di Milano, ha voglia di rivedere quelle scene.