Giustizia: ok definitivo del Consiglio Ue alla direttiva sulla confisca dei beni alle mafie

Rafforzati gli uffici di recupero, responsabili della cooperazione transfrontaliera. Sosterranno le autorità nazionali e la Procura europea.

Bruxelles –  Via libera definitivo dal Consiglio alla direttiva che stabilisce norme minime a livello dell’Ue in materia di reperimento, identificazione, congelamento, confisca e gestione di beni di origine criminale in relazione a un’ampia gamma di reati. Gli Stati membri dovranno consentire il congelamento di beni e, in caso di condanna definitiva, la confisca di beni strumentali e proventi derivanti da un reato. Dovranno inoltre adottare norme che consentano loro di confiscare beni di valore corrispondente ai proventi di un reato. In caso di cessione a terzi di beni di origine criminosa o criminale di pari valore, deve anche essere possibile confiscarli se il terzo sapeva o avrebbe dovuto sapere che il trasferimento o l’acquisizione aveva lo scopo di evitare la confisca.

Gli uffici per il recupero dei beni, responsabili della cooperazione transfrontaliera, saranno rafforzati. Sosterranno le autorità nazionali e la Procura europea nelle indagini per il reperimento dei beni. Gli uffici avranno accesso alle banche dati e ai registri pertinenti per svolgere tali compiti. Gli uffici per la gestione dei beni saranno designati dagli Stati membri e gestiranno direttamente i beni congelati o confiscati o forniranno sostegno ad altri organismi competenti. La nuova direttiva prevede inoltre la vendita dei beni congelati, a determinate condizioni e anche prima della confisca definitiva, ad esempio se tali beni sono deteriorabili.

Le nuove norme, novità importante, consentiranno inoltre agli Stati membri di procedere alla confisca di patrimonio ingiustificato quando quest’ultimo è collegato a condotte criminose tramite un’organizzazione criminale e produce un vantaggio economico considerevole. La direttiva entrerà in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. Gli Stati membri avranno 30 mesi per recepire le disposizioni della direttiva nel diritto nazionale.

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