S’indaga su 29 anni di interventi mancati. Spunta l’ipotesi di una nuova città per trasferire gli sfollati dalla zona a rischio.
Caltanissetta – La Procura di Gela ha avviato un’indagine per disastro colposo sulla frana che ha devastato Niscemi. I magistrati si concentreranno sull’analisi di una vasta documentazione relativa agli interventi effettuati a partire dal 1997, quando si verificò un precedente importante smottamento. L’obiettivo è verificare se fosse possibile prevenire il cedimento che ha messo a rischio decine di abitazioni, sospese su un dirupo di 50 metri, e individuare eventuali responsabili.
La prossima settimana tre consulenti universitari riceveranno l’incarico ufficiale per condurre gli accertamenti tecnici. Un’indagine complessa, considerando che in quasi tre decenni si sono accumulate numerose ordinanze della Protezione Civile che dichiaravano l’emergenza nell’area – nove soltanto tra il 1997 e il 2002 – e stanziamenti per diversi milioni di euro che però avrebbero prodotto solo interventi limitati.
Gli inquirenti valuteranno anche se, oltre alla mancata realizzazione delle opere di consolidamento e sistemazione idraulica del torrente Benefizio (rimandate fino al 2023), possano aver contribuito al dissesto lavori non autorizzati come scarichi illegali o pozzi abusivi. Dalle prime verifiche emergerebbe inoltre che gli strumenti per il monitoraggio del terreno erano stati lasciati in stato di abbandono.
Si fa strada l’idea di costruire una nuova città dove ricollocare gli evacuati, dato che la massa di terra coinvolta supera quella del Vajont e la frana continua a spostarsi. Il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano, ha offerto terreni nella Piana del suo territorio comunale per realizzare un nuovo insediamento destinato a chi dovrà lasciare definitivamente le proprie case.
L’Autorità di Bacino ha indicato gli interventi urgenti necessari: realizzazione di una rete per il convogliamento delle acque piovane (assente in paese tranne un breve tratto del 2017) e installazione di sistemi di controllo del movimento franoso. A lungo termine serviranno pozzi drenanti, opere di rinforzo del terreno e piantumazione di specie arboree con apparati radicali robusti. Il costo complessivo si aggirerebbe su alcune decine di milioni di euro.
Sul fronte della prevenzione idrogeologica, il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti, aveva caricato tutti i dati sulla piattaforma Rendis e nel novembre 2024 aveva emesso un’ordinanza per monitorare la situazione, segnalando l’urgenza di regolare il flusso delle acque. Il versante sorvegliato era quello occidentale: “È stata una sorpresa che sia ceduto tutto da questa parte, non avevamo ricevuto segnali”.
Alla domanda se crolleranno altre abitazioni, risponde: “Purtroppo sì, è evidente anche a occhio nudo, è la fisica”. Tra le priorità immediata cita la messa in sicurezza del territorio e la salvaguardia del Belvedere, monumento di 250 anni. Per gli sfollati è in corso l’attivazione dei contributi immediati; successivamente si valuterà il recupero delle abitazioni danneggiate. Chi le ha perse riceverà risposte urgenti, con diverse opzioni allo studio, tra cui il trasferimento in una nuova area. Se la zona rossa verrà estesa fino a 100 metri dal bordo della frana, circa mille persone dovranno abbandonare le proprie case.