Dopo l’allarme del Garante della Campania, insorgono i Radicali. E il M5S presenta un’interrogazione parlamentare sul caso.
Avellino – Monta la polemica sulla scelta di chiudere l’Icam di Lauro, l’unico Istituto a custodia attenuata per madri detenute del Mezzogiorno aperto nel 2016, tra l’altro, con un grosso finanziamento di circa un milione di euro. Era stato realizzato per ristrutturare quello che in precedenza era l’Icatt (Istituto a custodia attenuta per il trattamento delle tossicodipendenze). “Una chiusura che appare assolutamente dannosa”, aveva tuonato Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania, dopo la riunione con la provveditrice dell’Amministrazione penitenziaria campana, Lucia Castellano. Riunione in cui aveva sollevato alcune criticità delle carceri regionali, e soprattutto perplessità sulla chiusura dell’Icam di Lauro.
In una nota Filippo Blengino, segretario dei Radicali Italiani, e Bruno Gambardella, presidente comitato Radicali Italiani, intervengono critici sulla questione: “La chiusura dell’Icam di Lauro, l’unico istituto a custodia attenuata per madri detenute del Mezzogiorno, è una follia. Serve un intervento immediato delle istituzioni: non è accettabile costringere madri che stanno già vivendo una situazione di disagio – dicono – ad affrontare lunghi trasferimenti in altri istituti penitenziari. Queste scelte assurde arrivano dopo il Ddl
Sicurezza, che concede ai giudici la possibilità di portare in carcere sempre più bambini, eliminando l’obbligo di misure alternative per le madri con figli minori di un anno. La situazione delle nostre carceri è agghiacciante e questa è solo l’ultima decisione senza senso di un sistema ormai al collasso. Ci auguriamo un intervento rapido da parte della politica e della magistratura“.
“Chiudere l’Icam di Lauro, l’unico istituto a custodia attenuata per madri detenute del Mezzogiorno, è un atto di una irresponsabilità inaudita”, affermano in una nota la deputata campana M5S Gilda Sportiello e la capogruppo pentastellata in commissione Giustizia alla Camera Valentina D’Orso. “La struttura di Lauro – aggiungono – è l’unica che al Sud garantisce alle detenute madri la possibilità di convivere con i propri bambini e le proprie bambine in ambienti pensati apposta per non essere direttamente riconducibili ad un carcere: fino a quando non esisteranno alternative che garantiranno il mantenimento della relazione genitoriale, l’ICAM di Lauro resta un presidio fondamentale. Chiudere la struttura senza offrire alternative reali che consentano anche di garantire il principio della territorialità significa smantellare relazioni significative. Ed è per questo che il gruppo M5S ha presentato un’interrogazione a prima firma Sportiello al ministro della giustizia Carlo Nordio perché vogliamo conoscere quali siano le ragioni che hanno spinto a voler mettere in atto una così gravosa chiusura”.
Il rischio è, che d’ora in poi, “da Roma in giù alle detenute madri sarà precluso il rispetto del principio della territorialità della pena, – aveva fatto notare il garante dei detenuti della Campania – non potendo godere del loro diritto alla difesa, al reinserimento nel territorio, nonché il diritto a conservare relazioni dirette con i propri familiari. I tre bambini oggi presenti in Istituto interromperanno il loro percorso scolastico in corso. Ma allora perché non aprire una sezione loro dedicata nella C.C. di Avellino, anziché destinarle negli Istituti di Milano e Venezia? Oppure, perché non chiudere uno dei tre piccoli Istituti per detenuti madri presenti nel nord Italia?”. È giusto ricordare che le detenuti madri in Italia attualmente sono 10 di cui 3 ancora a Lauro, 3 in Veneto, 1 in Piemonte e 2 in Lombardia.