Una legge favorisce la realizzazione di resort e centri turistici all’interno delle riserve naturali dove vivono migliaia di uccelli ma gli ambientalisti non mollano.
Una notizia ha destato dal torpore del feroce caldo agostano chi era immerso nella propria routine quotidiana. Prima con stupore, poi con attenzione: l’Albania è stata invasa dai fenicotteri. Immediatamente ha fatto capolino l’immagine del grosso uccello trampoliere dal particolare piumaggio bianco e rosa.
Il nome deriva dal greco antico e significa “dalle ali rosse”. E’ considerato un uccello molto elegante e dotato di grazia per via del collo lungo, del portamento e del colore. Per questo è il simbolo universale di bellezza e armonia estetica. Il fatto che ha l’abitudine di riposare su una zampa sola ha contributo alla sua nomea di individuo equilibrato e stabile.
Nell’antichità ha rappresentato il mito della fenice, ossia dell’uccello che muore ma che rinasce. Perché i fenicotteri hanno preso d’assalto l’Albania? In realtà, da qualche mese migliaia di persone stanno protestando perché un’area protetta (dove stanziano molti trampolieri di questa specie, da cui il termine la rivoluzione dei fenicotteri) denominata la “laguna di Narta” rischia di essere smantellata per far posto ad un progetto turistico.
E’ la solita storia. La protesta iniziale si è trasformata in una messa in discussione del modello di sviluppo e della partecipazione politica dei cittadini alla vita istituzionale. L’area è formata da collinette, paludi e zone umide connesse col fiume selvaggio Vjosa.
Questa zona è popolata da più di 200 specie di uccelli, tra cui i più numerosi sono proprio i fenicotteri. Secondo il movimento ambientalista LUMI, l’area destinata al progetto turistico riguarda 7 chilometri di costa e 600 ettari di superficie ma i media albanesi hanno fatto finta di niente.
Nel 2024 la legge sulle aree protette è stata modificata per avere la copertura legale ad operazioni di questo tipo, e cioè a compiere i soliti scempi, malgrado le proteste degli ambientalisti e il ricorso, purtroppo bocciato, alla Corte Costituzionale.
Adesso è possibile costruire resort, strutture connesse ad hotel a 5 stelle anche nei parchi protetti, al contrario della legge precedente che ne vietava l’edificazione. Oggi la scelta del governo albanese è di fare del proprio Paese una meta ambita per il turismo di massa, tralasciando tutto il resto, l’ambiente in primis, ma anche agricoltura e istruzione.

La protesta, dal fatto specifico della laguna di Narta, ha abbracciato altre tematiche che incidono sulla vita dei cittadini. Lo slogan più importante della contestazione è stato “L’Albania non è in vendita”, tanto per far capire che la protesta abbraccia tutto il vivere civile della società albanese. Nutrita è stata la partecipazione di giovani e studenti, a cui si sono uniti anche i cittadini emigrati.
Le istituzioni prendono tempo, rallentano le decisioni e le procedure ma come unico intervento è da segnalare solo la rimozione di una recinzione. Il governo, come fanno tutti in casi di rivendicazioni, ha fatto le usuali promesse da marinaio, garantendo che salvaguarderà i fenicotteri e l’ambiente. Ma nel frattempo continua a pubblicizzare la costruzione del resort turistico.
Conciliare i due aspetti è quasi un ossimoro. Un bagliore di speranza è giunto dal Parlamento europeo che ha approvato una risoluzione di modifica dell’attuale legge sulle aree protette e a interrompere il progetto.
Anche se non è vincolante si spera che faccia breccia nelle decisioni assunte.
Soprattutto che i fenicotteri possano continuare a vivere tranquillamente nel loro habitat più consono, un vantaggio per l’equilibrio ecologico del territorio.


