Famiglia nel bosco, rafforzata la scorta alla giudice Angrisano

Il clima di tensione ha imposto misure aggiuntive. L’ordinanza che disponeva l’allontanamento dei tre figli di Nathan e Catherine ha scatenato attacchi violenti sui social.

L’Aquila – La vigilanza attorno a Cecilia Angrisano, presidente del tribunale per i minorenni dell’Aquila, è stata rafforzata dopo settimane di minacce e attacchi ricevuti sui social network. La magistrata disponeva già di una forma di protezione legata al suo ruolo istituzionale, ma il clima di tensione esploso attorno al caso della famiglia nel bosco ha portato le autorità ad aumentare le misure di sicurezza. Decidere di allontanare tre bambini dai genitori l’ha esposta a insulti, minacce e campagne d’odio che hanno superato il livello di guardia.

Angrisano è finita al centro di un dibattito pubblico violento dopo l’ordinanza con cui ha disposto la sospensione della responsabilità genitoriale nei confronti di Nathan e Catherine e il conseguente allontanamento dei loro tre figli in una casa famiglia. La decisione ha generato reazioni furenti sui social dove la magistrata è stata attaccata personalmente con toni che nulla hanno a che fare con la critica legittima a un provvedimento giudiziario.

Il caso ha assunto dimensioni nazionali trasformandosi in simbolo per chi vede nei tribunali minorili un potere invasivo che separa ingiustamente i figli dai genitori. Nathan e Catherine vivevano in una baita isolata nei boschi abruzzesi con i loro tre bambini in condizioni che secondo i servizi sociali non garantivano le necessità minime. Niente riscaldamento adeguato, scarsa igiene, isolamento totale dal mondo esterno, educazione domestica senza controlli. Per il tribunale questo configurava una situazione di abbandono che metteva a rischio la salute e lo sviluppo dei minori.

Ma per una parte dell’opinione pubblica si tratta semplicemente di una famiglia che aveva scelto uno stile di vita alternativo, lontano dalla società consumistica, che lo Stato voleva punire per la sua diversità. Sui social sono fioccati commenti che dipingevano Nathan e Catherine come eroi perseguitati e i magistrati come carnefici che strappano i figli ai genitori per assecondare chissà quali interessi oscuri.

La presidente Angrisano e il procuratore David Mancini hanno diffuso una nota per replicare alle polemiche cercando di riportare il dibattito su un piano di civiltà. Nel comunicato i due magistrati hanno sottolineato che “ogni iniziativa giudiziaria” di competenza dei giudici minorili è “ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età”.

I magistrati hanno richiamato l’attenzione sui toni del dibattito pubblico sviluppatosi negli ultimi giorni attorno alla vicenda evidenziando la presenza di commenti caratterizzati da “toni aggressivi e non continenti”, riferimento esplicito alle reazioni circolate sui social network.

L’ordinanza che ha fatto esplodere definitivamente la polemica è quella con cui è stato disposto l’allontanamento di Catherine dalla struttura protetta in cui si trovava insieme ai figli. Evidentemente il tribunale ha ritenuto che la madre non stesse collaborando al percorso previsto o che il suo comportamento all’interno della struttura fosse problematico.