Custodia cautelare, domiciliari e divieti per 6 indagati; sequestri di somme illecite e investigazioni approfondite.
Reggio Calabira – Il Comando Provinciale della Guardia di finanza e la Questura hanno dato esecuzione a un provvedimento di applicazione di misure cautelari personali nei confronti di sei persone (di cui 2 destinatarie della custodia in carcere, 2 degli arresti domiciliari e 2 del divieto di avvicinamento alle persone offese) e di misure interdittive (sospensione dal pubblico ufficio per un anno) nei confronti di ulteriori 2 soggetti, tutti indagati – a vario titolo – per reati in materia di usura, estorsione e atti persecutori.
Contestualmente, è stata data esecuzione a nove decreti di perquisizione locale e a un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca nei confronti di tre dei suddetti indagati, avente ad oggetto somme di denaro e ulteriori disponibilità finanziarie per un valore complessivo pari a oltre 150 mila euro, quale profitto dei reati di usura contestati.
I provvedimenti cautelari, emessi dal Gip presso il Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della locale Procura della Repubblica, rappresentano l’epilogo di una complessa indagine condotta dalla squadra mobile della Questura di Reggio Calabria e dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Villa San Giovanni che ha permesso di individuare molteplici casi di usura, estorsione e atti persecutori in danno di due persone offese e delle rispettive consorti, avvenuti nei territori di Reggio Calabria e Catania.
Le indagini sono scaturite dalle denunce presentate separatamente da un soggetto usurato e dai parenti più prossimi di un’ulteriore vittima.
Da tali denunce emergeva come le due persone offese, a causa delle difficili condizioni economiche determinate da un’elevata esposizione debitoria, si fossero rivolte a un soggetto catanese, il quale aveva concesso loro dei prestiti, a fronte dei quali aveva preteso la restituzione di somme decisamente sproporzionate rispetto al valore del credito concesso, nonché l’intestazione degli immobili di proprietà delle famiglie delle vittime, mediante il ricorso a ripetute e gravi minacce.
Le investigazioni si sono poi estese mediante l’esecuzione di approfonditi riscontri documentali, concernenti l’analisi dei flussi finanziari e delle movimentazioni di denaro, nonché con l’avvio di un’intensa attività di monitoraggio dei principali indagati, sia attraverso indagini tecniche, che per mezzo di investigazioni tradizionali.
Gli accertamenti condotti hanno consentito di raccogliere gravi indizi di reità, in particolare, a carico dei due indagati destinatari della custodia cautelare in carcere, i quali risultavano procurare alle loro vittime somme di denaro, facendosi promettere e consegnare un compenso usurario per la mediazione svolta.
Secondo il provvedimento cautelare, gli stessi, approfittando dello stato di bisogno delle persone offese, avrebbero svolto un’attività di mediazione finalizzata alla concessione di finanziamenti e mutui in favore delle stesse, chiedendo quale compenso una somma compresa tra un terzo e la metà del capitale finanziato, nonché ulteriore denaro di valore assolutamente sproporzionato.
Inoltre, avrebbero costretto le loro vittime a consegnare le somme frutto di interessi usurari con minacce, nonché attraverso violenze fisiche in almeno tre episodi. In un caso, uno degli usurai avrebbe caricato sul suo stato WhatsApp l’immagine di un manifesto funebre contenente le generalità di una delle vittime. In altre occasioni, gli indagati sarebbero arrivati a incendiare un’auto e a uccidere animali presso l’abitazione delle vittime.
Le indagini hanno poi ipotizzato il coinvolgimento nelle condotte delittuose di due soggetti destinatari degli arresti domiciliari, i quali hanno supportato i principali indagati nelle persecuzioni e nelle minacce, mettendo a disposizione le proprie competenze per l’uso di apparecchi tecnologici e dando disponibilità al prelievo di una delle vittime.
L’attività delittuosa è contestata anche alle consorti dei due indagati principali, destinatarie del divieto di avvicinamento, per il supporto morale e materiale fornito alla realizzazione delle condotte illecite dei mariti, attraverso pressioni psicologiche e consigli per eludere le investigazioni.
Altresì, l’attività investigativa ha consentito di contestare in via cautelare il delitto di atti persecutori nei confronti di ulteriori due soggetti appartenenti alle forze dell’ordine e alle Forze Armate, ai quali è stata applicata la misura interdittiva della sospensione dal pubblico ufficio per un anno, poiché collaboravano con gli usurai nelle attività di rintraccio delle persone offese.
Questi ultimi, abusando del loro status, avrebbero eseguito veri e propri appostamenti e consegnato illecitamente a uno dei principali indagati strumentazione istituzionale (microcamere e rilevatori GPS) utile al rintraccio dei mezzi.
Le risultanze investigative, che dovranno trovare conferma nelle successive fasi giudiziarie, hanno consentito di ipotizzare che il modus operandi adottato dagli usurai fosse quello di far cadere le vittime in un circolo vizioso, nel quale l’elevata esposizione debitoria veniva gestita con ulteriori prestiti o soluzioni illecite, incrementando il debito iniziale.
La riscossione delle somme usurarie sarebbe avvenuta prevalentemente in contanti, mediante assegni postali o versamenti/bonifici, fin quando le vittime non erano più in grado di far fronte alle richieste dei loro aguzzini.