È morta la donna aggredita dal figlio con la pistola sparachiodi

Luciana Cat Berro aveva 65 anni. Il capo d’imputazione a carico del 40enne è di omicidio volontario.

Torino – Si è spenta all’ospedale San Giovanni Bosco di Torino Luciana Cat Berro, la sessantacinquenne aggredita nella cascina di famiglia dal figlio, Paolo Ferri. Dopo giorni di agonia, le lesioni riportate durante l’attacco si sono rivelate incompatibili con la sopravvivenza. La morte della donna modifica l’imputazione a carico dell’uomo, già in carcere nel capoluogo piemontese dopo la convalida dell’arresto: da tentato omicidio a omicidio volontario.

La violenza consumata nella notte tra il 24 e il 25 gennaio non è stata un raptus improvviso. Emerge infatti che il quarantenne avrebbe premeditato l’aggressione, tanto da confidarsi con un conoscente attraverso un messaggio audio prima di agire. In quella registrazione avrebbe manifestato un astio accumulato nel tempo e annunciato l’intenzione di eliminare sia la madre che la sorella, motivando il proposito con l’insostenibilità della vita familiare condivisa.

Dopo l’arresto, Ferri ha riconosciuto davanti ai carabinieri di essere responsabile del gesto e in tribunale ha pronunciato parole di apparente pentimento. Tuttavia, quando si è trattato di rispondere formalmente alle domande del giudice, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere.

L’arma utilizzata ha reso l’aggressione particolarmente devastante: una pistola sparachiodi, strumento normalmente destinato all’abbattimento degli animali negli allevamenti. Il proiettile ha provocato lesioni cerebrali così gravi da rendere impossibile ogni tentativo di salvataggio da parte dell’équipe medica che ha seguito la donna dal momento del ricovero d’urgenza fino al decesso.