In aula il racconto dei periti conferma lo strangolamento di Anastasia e della piccola Andromeda, mentre la difesa insiste sulla fragilità mentale dell’imputato.
Roma – Il processo per il duplice omicidio avvenuto a Villa Pamphili entra nel vivo davanti alla Prima Corte d’Assise di Roma. Francis Kaufmann, accusato di aver tolto la vita alla compagna Anastasia Trofimova e alla figlia Andromeda, ha assistito alla lunga esposizione dei medici legali del Policlinico Gemelli, chiamati a ricostruire ciò che accadde nei primi giorni di giugno.
Le analisi autoptiche hanno delineato un quadro preciso: entrambe le vittime sono morte per strangolamento. Le tempistiche indicano due momenti diversi: Anastasia sarebbe stata uccisa tra il 3 e il 5 giugno, mentre la bambina sarebbe deceduta circa un giorno prima del ritrovamento, intorno al 6 giugno. Nonostante il corpo della donna fosse già in avanzato stato di decomposizione, i periti hanno spiegato che le condizioni non hanno impedito di individuare la causa della morte. È emerso inoltre che Anastasia aveva un tasso alcolemico elevato, elemento che potrebbe aver compromesso la sua capacità di reagire.
Il passaggio più doloroso della deposizione riguarda la piccola Andromeda. Al momento dell’autopsia, lo stomaco risultava completamente vuoto. Per i medici, la bambina non mangiava da giorni: un dettaglio che, secondo la Procura, aggrava ulteriormente la posizione dell’imputato, già accusato di aver agito approfittando della totale vulnerabilità delle vittime.
Durante la proiezione delle immagini e delle analisi tecniche, Kaufmann è apparso disorientato. Il suo avvocato, Paolo Foti, ha insistito sulla necessità di una perizia psichiatrica, sostenendo che il suo assistito non sia in grado di comprendere pienamente ciò che accade in aula. Secondo il legale, Kaufmann avrebbe pronunciato frasi sconnesse, attribuendo ai giudici ruoli immaginari e mostrando difficoltà a riconoscere persino le immagini delle vittime. Un quadro che, secondo la difesa, coincide con le segnalazioni dei medici del carcere di Rebibbia, dove l’uomo è in isolamento da nove mesi.
Foti ha chiesto alla Corte di nominare un consulente che valuti la capacità dell’imputato di partecipare al processo. “Ha bisogno di un supporto sanitario adeguato”, ha dichiarato, ipotizzando che il lungo isolamento possa aver aggravato una condizione già fragile.
La Corte dovrà ora decidere se accogliere la richiesta di una perizia psichiatrica, mentre il dibattimento prosegue nel tentativo di ricostruire ogni dettaglio di una vicenda che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.