Diritto all’oblio, il tribunale di Milano impone a Google di cambiare le regole

Accolta l’azione collettiva di Algopolio: entro il 15 novembre modulistica e procedure dovranno essere adeguate. Il colosso annuncia ricorso in appello.

Milano – Chi chiede a Google di rimuovere dai risultati di ricerca informazioni che lo riguardano dovrà poter presentare prove a sostegno della propria richiesta e ricevere una spiegazione chiara se questa viene respinta. Lo ha stabilito il tribunale di Milano, che ha ordinato alla società di rivedere il modo in cui gestisce le istanze di deindicizzazione.

Il provvedimento nasce da un’azione inibitoria collettiva avviata a novembre 2025 da alcuni aderenti all’associazione Algopolio, insieme ad altri ricorrenti, contro Google LLC, Google Ireland e Google Italy. Ad assisterli sono stati gli avvocati Barbara Randazzo e Ruggero Rudoni (Studio legale ORALEX) e Silvia Cossu e Francesco Dagnino (Studio legale LEXIA). Al centro del contenzioso, l’esercizio dei diritti riconosciuti dagli articoli 17 e 21 del GDPR, cioè la cancellazione dei dati e l’opposizione al loro trattamento.

Secondo i ricorrenti, il giudice ha ritenuto che gli strumenti oggi offerti dal motore di ricerca non garantiscano un esercizio realmente effettivo di quei diritti. Il nodo è il modulo standardizzato, giudicato troppo rigido per raccontare la specificità di ciascun caso, mentre ogni richiesta comporta un bilanciamento tra la tutela della persona e l’interesse del pubblico a essere informato.

Le modifiche imposte sono due. La prima: l’utente dovrà avere la possibilità di allegare documentazione utile a far valere le proprie ragioni, senza essere limitato ai soli campi precompilati. La seconda: in caso di diniego, Google dovrà motivare la decisione tenendo conto anche dei documenti presentati, in modo che l’interessato comprenda davvero perché la richiesta non è stata accolta.

I legali dei ricorrenti riferiscono che l’adeguamento dovrà essere completato entro il 15 novembre. Il provvedimento prevede inoltre una penale per ogni giorno di inadempimento e coinvolge tutte e tre le società convenute.

Per Vincenzo Morabito, presidente di Algopolio e primo ricorrente, un diritto esiste davvero solo quando la persona è messa in condizione di esercitarlo e la decisione consente agli utenti di rappresentare per intero la propria situazione e di conoscere i motivi di un eventuale rifiuto.

Diversa la posizione di Google. Un portavoce ha annunciato che l’azienda non condivide la pronuncia e farà ricorso, rivendicando investimenti in team dedicati all’esame dei singoli casi e definendo il proprio processo di revisione rigoroso, conforme alle norme ed equo.