Da un lato il debito raggiunge una nuova soglia record, dall’altro le entrate fiscali del primo semestre confermano un trend positivo.
A trainare la fiducia nei conti pubblici italiani sono soprattutto i numeri sul fronte fiscale: nei primi sei mesi dell’anno lo Stato ha incassato 261 miliardi di euro dalle tasse, con una crescita dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2025, pari a oltre tre miliardi e mezzo di euro in più nelle casse pubbliche. Un dato che regge nonostante una lieve flessione registrata nel solo mese di giugno, e che secondo Bankitalia rappresenta un elemento chiave per sostenere la spesa pubblica e coprire gli interessi sul debito.
Proprio il debito, però, resta il capitolo più delicato: secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dall’istituto di Via Nazionale, ha toccato la cifra record di 3.200 miliardi di euro, con un incremento di oltre 26 miliardi nel solo mese di giugno rispetto al mese precedente. A pesare sono state soprattutto le spese correnti dello Stato, che in quel mese hanno superato le entrate di oltre 13 miliardi di euro, generando un fabbisogno coperto con nuovi prestiti. A questo si è aggiunta una scelta precisa del Ministero dell’Economia, che ha accantonato circa 10 miliardi di euro di liquidità in vista delle prossime scadenze, mentre la parte restante dell’aumento è legata a fattori tecnici di mercato, come l’adeguamento dei titoli indicizzati all’inflazione e le oscillazioni dei tassi di cambio.
A rendere sostenibile questo carico contribuisce la composizione dei creditori, che secondo Bankitalia sta cambiando: gli investitori stranieri e i fondi esteri hanno alzato la propria quota fino a sfiorare il 36% del totale, segno che i mercati internazionali continuano a considerare convenienti i rendimenti offerti dai titoli italiani. Di segno opposto il ruolo della Banca d’Italia, la cui quota è scesa poco sopra il 16% per effetto della riduzione degli acquisti straordinari decisa a livello europeo, mentre resta stabile, seppur in leggero calo, la quota detenuta da famiglie e aziende italiane, poco più del 14% del totale.