Il fiume tanto caro a Strauss non gode buona salute da anni. L’acqua è sempre di meno e per fauna e flora sono dolori. L’ecosistema chiede interventi seri.
Per il caldo fuori misura anche il Danubio sta soffrendo le pene dell’inferno. Il 2° fiume più lungo d’Europa che attraversa 10 Paesi e funge da ponte tra l’Europa occidentale e orientale. Nell’immaginario collettivo evoca il celebre walzer “Sul bel Danubio blu” di Johann Strauss II ed è stato fonte di ispirazione di poeti, scrittori e pittori per il suo corso sinuoso e nebbioso, estremamente suggestivo.
Sulle sue affascinanti sponde sono sorte 4 capitali: Vienna, Bratislava, Budapest, Belgrado. Il suo delta richiama alla natura selvaggia e al fulcro di biodiversità e luogo ideale per osservare i volatili nel loro ambiente naturale.
Al caldo eccessivo ha fatto seguito la siccità con abbassamento del livello dell’acqua. Gli effetti sono stati devastanti su pesci e anfibi. In Germania l’allarme è stato lanciato dalle associazioni di pescatori secondo cui i valori dell’acqua sono talmente alti da nuocere al patrimonio ittico.
Con l’acqua surriscaldata la quantità di ossigeno scende e per i pesci la grave situazione può provocare morìa diffusa. Il problema è particolarmente accentuato negli antichi bracci del fiume separati dal corso principale dopo i mutamenti naturali dell’alveo o i contributi dell’azione umana.
Queste diramazioni secondarie in cui si separa il corso d’acqua principale sono aree importanti per la riproduzione e il rifugio degli animali acquatici. Ma col prosciugamento dell’acqua possono trasformarsi in una pericolosa insidia. La scarsità d’acqua sta interessando diversi fiumi europei, procurando difficoltà anche alla nautica e alla filiera energetica.
In Germania, per arginare il fenomeno, le autorità di bacino hanno pensato accrescere la quantità d’acqua con 3 grandi tubi, nella speranza che migliaia di pesci ivi intrappolati sopravvivano. Ma non in tutte le aree è possibile attuare questo meccanismo. In alcuni punti l’acqua è talmente bassa che sono morti migliaia di pesci.
Quelli sopravvissuti alla catastrofe sono stati recuperati e trasferiti dove c’è ancora abbastanza acqua. Il problema è talmente serio che lo scorso 10 agosto una nave si è incagliata in una zona dell’isola di Grafenwerth, a Bad Honnef, in Germania.
La sparizione dei bacini e delle zone umide costituiscono un grave vulnus per molte specie animali, perché se l’acqua si prosciuga le pozze che rimangono si surriscaldano facendo diminuire l’ossigeno. Praticamente, una condanna a morte per i pesci. Il caldo eccessivo ha inasprito un fenomeno che era già in essere da qualche decennio.

Come ha confermato il Centro per la gestione dei disastri e la tecnologia di riduzione dei rischi (CEDIM), un centro di ricerca interdisciplinare tedesco, gestito dal Karlsruhe Insitute o Technology (KIT) e dal Centro di ricerca geofisica di Potsdam. L’abbassamento del livello dell’acqua non è una prerogativa solo del Danubio, purtroppo.
Molti corsi d’acqua europei sono in crisi idrica con effetti noti a tanti. La miopia politica di fronte ad un’immane tragedia come questa è la non consapevolezza, o la finzione di non averla che è anche peggio, della gravità della crisi.
Quando un fiume si secca si estinguono anche habitat che per anni hanno contribuito all’equilibrio di interi ecosistemi. Continuando di questo passo le speranze per la sopravvivenza della specie umana sembrano assottigliarsi sempre di più. E proprio vero che “al peggio non c’è mai fine”.