Crans-Montana: Il coraggio che illumina l’oscurità

Di fronte al pericolo, persone comuni hanno rischiato la vita per aiutare gli altri, trasformando il terrore in atti di eroismo.

Crans-Montana – Una notte che ha segnato per sempre chi c’era. Tra il fumo e il fragore delle sirene, persone comuni hanno trasformato il terrore in coraggio, l’istinto di sopravvivenza in atti straordinari di generosità. Sono gli eroi di Crans-Montana, coloro che hanno scelto di rischiare tutto per salvare gli altri.

Tra loro c’è Giovanni Putelli, 39 anni, croupier del casinò di Crans-Montana, di origini italiane, libero dal lavoro quella sera ma pronto a scendere dal primo piano per aiutare chi era intrappolato. È tornato verso le fiamme più volte, senza più risalire. Al suo fianco ci sono Noémie Dabin, 26 anni, studentessa di management; Cyane Panine, 24, cameriera; Matéo Lesguer, 23 anni, il deejay immortalato pochi minuti prima dietro la consolle, ignaro che quelle immagini sarebbero state le ultime della sua vita.

Non meno tragica la storia di Thévenot El Kaim Billah, appena 14 anni, giovane calciatore delle giovanili del Lancy Fc, il più giovane tra le vittime. Ci sono poi Charlotte Niddam, quindici anni, con tre passaporti e un futuro spezzato, e Arthur Brodard, sedici anni. E c’è il racconto di un ragazzo italiano senza nome ufficiale, senza fotografie: riuscito a uscire, ha trovato nell’aria gelida la salvezza, ma non ha resistito al pensiero di un’amica rimasta dentro. È rientrato tra le fiamme e non ne è più uscito. In quell’istante ha racchiuso in sé il significato più puro di eroismo.

In quelle ore nessuno ha guardato a chi fosse cliente o dipendente, a chi stesse lavorando o a chi avesse pagato un biglietto. Contava solo un gesto: indicare una via, sollevare un corpo, rompere una finestra, respirare per gli altri. Testimoni parlano di ragazzi che tornavano indietro più volte, accecati dal fumo, guidando persone sconosciute verso l’uscita. Gesti istintivi, senza clamore, che oggi pesano enormemente perché compiuti da giovanissimi, spesso minorenni.

Molti nomi appartengono a adolescenti, ragazzi poco più che bambini. Non ci saranno figli a piangerli, ma genitori, fratelli, amici costretti a crescere in fretta, portando sulle spalle la memoria di chi ha scelto di affrontare l’orrore per salvare gli altri. La notte di Crans-Montana non è solo cronaca di una tragedia: è la storia di chi, con il cuore e con l’istinto, ha mostrato cosa significhi essere veri eroi.