Continua a incassare la pensione della madre morta: nei guai un 50enne

I soldi dell’Inps finivano in un conto cointestato usato per finanziare un’azienda di abbigliamento sportivo e pagare i fornitori.

Treviso – Nel corso di accertamenti finalizzati alla prevenzione dell’utilizzo del sistema bancario e finanziario a scopo di riciclaggio o reimpiego di capitali illeciti, militari della Guardia di Finanza di Treviso hanno individuato un uomo di circa 50 anni che ha continuato a percepire, indebitamente, la pensione della madre, deceduta da oltre 10 anni.

Dall’analisi delle movimentazioni transitate sul conto corrente che il cinquantenne deteneva in banca – cointestato con la defunta madre – è emerso che l’ammontare delle pensioni ricevute illecitamente supera i 230 mila euro.

Si precisa, inoltre, che il soggetto nei cui confronti sono state svolte le indagini non si è limitato a ricevere e godere “abusivamente” della rendita vitalizia, ma ha utilizzato le somme elargite dall’INPS anche per costituire una propria società, attiva nel commercio al dettaglio di abbigliamento sportivo, e per pagare i propri fornitori, ponendo in essere, quindi, tutta una serie di comportamenti utili ad ostacolare l’individuazione della provenienza dei fondi stessi. Ciò, anche nella prospettiva di evitare, per quanto possibile, di essere scoperto dagli organi accertatori.

In definitiva, quindi, i comportamenti tenuti dall’uomo integrano i reati di appropriazione indebita (ex art. 646 c.p.), ma anche quelli di autoriciclaggio (ex art. 648 ter 1 c.p.). L’intero importo è stato segnalato all’autorità giudiziaria di Treviso per i provvedimenti di competenza, volti a sequestrare all’indagato – anche per equivalente – le disponibilità finanziarie guadagnate illegalmente.

L’operazione si inserisce nella costante azione della Guardia di Finanza a tutela della sicurezza economico-finanziaria, volta a contrastare le frodi e gli illeciti in danno dello Stato e della collettività, che determinano un uso indebito delle risorse pubbliche e compromettono l’equità sociale.