Chiuso in via definitiva il caso della 18enne filmata durante un rapporto. Respinto il ricorso dell’accusa. Ex calciatore e commerciante assolti in via definitiva.
Ravenna – Si conclude con un’assoluzione definitiva la vicenda giudiziaria nata da un episodio del 2017 a Ravenna, quando una diciottenne fu portata in un’abitazione dopo una serata in discoteca e lì ebbe un rapporto sessuale che venne ripreso con un telefono cellulare.
Quella notte la giovane aveva trascorso diverse ore in un locale pubblico consumando quantità rilevanti di alcol, tra vino e distillati. Al termine della serata, era stata trasportata a spalla fino a un appartamento dove si era consumato l’episodio contestato. La Procura aveva ipotizzato si trattasse di violenza sessuale di gruppo, sostenendo che la ragazza fosse in uno stato tale da non poter esprimere un valido consenso.
Due giudici per le indagini preliminari avevano ordinato la custodia cautelare in carcere per i due indagati: un ex giocatore del Ravenna calcio, oggi 36enne, e un rivenditore di automobili usate, 35 anni. Le misure restrittive erano però state annullate dal tribunale del Riesame di Bologna.
Il processo di primo grado si era concluso con un’assoluzione che aveva generato forti proteste e manifestazioni organizzate da gruppi impegnati nella lotta contro la violenza sulle donne. I giudici ravennati avevano motivato la decisione evidenziando che circa un quarto d’ora prima del rapporto contestato, la giovane era stata in grado di conversare lucidamente sia con persone presenti sia telefonicamente con la madre, fornendo “risposte congrue”.
Secondo la sentenza di primo grado, la ragazza “si era dimostrata pienamente in sé, in grado di esprimere validamente un consenso” che manifestava “con la mimica e la gestualità”. Le registrazioni video non mostravano “costrizione o manovra seduttiva, istigativa o persuasiva”, né “passività inerte o incoscienza della vittima”. Quanto alle riprese, pur giudicate “rozze e deprecabili”, non avevano secondo i giudici “agevolato la violenza in contestazione”.
La Pm Angela Scorza aveva impugnato la sentenza descrivendo una “scena raccapricciante” e denunciando uno “stato di inconfutabile incoscienza” della giovane, “completamente indifesa” e vittima di un “comportamento denigratorio dei presenti”.
Anche la Corte d’Appello di Bologna aveva però confermato l’assoluzione piena dei due imputati, assistiti dagli avvocati Francesco Papiani, Raffaella Salsano, Silvia Brandolini e Carlo Benini.
La Suprema Corte ha messo la parola fine alla vicenda dichiarando inammissibile il ricorso presentato dall’accusa contro la sentenza di secondo grado. Per la Cassazione “il fatto non costituisce reato”, confermando così definitivamente l’innocenza dei due uomini che per anni hanno vissuto sotto il peso di un’accusa pesantissima.
La decisione cristallizza un orientamento giurisprudenziale destinato a far discutere, ponendo nuovamente l’accento sulla delicata questione della capacità di consenso in presenza di forte assunzione di alcol.