Dopo Mereghetti e Galimberti, anche Ginella Vocca lascia l’incarico. Il ministro Giuli annuncia una revisione complessiva delle regole per i contributi selettivi.
La bufera che ha investito le commissioni ministeriali per il cinema non accenna a placarsi. Con le dimissioni di Ginella Vocca, fondatrice e presidente del Medfilm Festival, sale a tre il numero di esperti che hanno abbandonato gli organi consultivi del Ministero della Cultura incaricati di assegnare i contributi selettivi alle opere cinematografiche. Prima di lei avevano lasciato il critico Paolo Mereghetti e Massimo Galimberti, entrambi in polemica per la stessa ragione: la bocciatura del documentario dedicato a Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016.
Vocca non ha scelto l’addio impulsivo. Nella lettera indirizzata al ministro Alessandro Giuli, spiega di aver atteso deliberatamente l’intervento parlamentare del ministro prima di prendere la sua decisione definitiva, condividendone tanto le parole quanto il merito. Chiarisce inoltre di essersi opposta con fermezza, già in sede di commissione, alla bocciatura del film su Regeni, avvertendo colleghi e responsabili, sia per iscritto che a voce, dei rischi di una scelta che considerava sbagliata sotto ogni punto di vista.
Non si è trattato dell’unico disaccordo, ammette, ma fino a quel momento aveva scelto di restare, convinta che fosse più utile far sentire la propria voce dall’interno piuttosto che abbandonare il campo. In alcuni casi era anche riuscita a salvare progetti che rischiavano una bocciatura ingiustificata. A trattenerla, fino all’ultimo, è stata anche la consapevolezza che dimettersi nel mezzo della seconda sessione di valutazione avrebbe penalizzato centinaia di professionisti del settore in attesa di risposte.
Giuli ha risposto con un ringraziamento formale, esprimendo apprezzamento per il lavoro svolto da Vocca e auspicando una continuità di collaborazione. Ma la risposta più significativa è quella istituzionale: il ministero ha annunciato di essere al lavoro su un decreto che ridisegni le regole di composizione e funzionamento delle commissioni, aprendo di fatto a una riforma strutturale del sistema.