Dai soggiorni terapeutici alla cooperazione internazionale: una rete di solidarietà nata per sconfiggere le radiazioni.
Terni – Il 26 aprile 1986 il mondo cambiava per sempre con l’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl. Oggi, quarant’anni dopo, quella ferita non è solo memoria storica, ma il punto di partenza di una delle più grandi mobilitazioni umanitarie della storia italiana. Sono infatti oltre 600mila i bambini delle zone contaminate (Bielorussia e Ucraina) che, nel corso di questi quattro decenni, sono stati ospitati da famiglie italiane per i cosiddetti “soggiorni terapeutici”.
Un ruolo cruciale in questa epopea di solidarietà è stato svolto dalla Fondazione Aiutiamoli a Vivere Ong, nata ufficialmente a Terni nel 1992 da un gruppo di volontari che già nei mesi successivi al disastro si erano attivati per rispondere all’emergenza. La fondazione ha permesso l’accoglienza di circa 80.000 piccoli, coordinando una rete di oltre 250 comitati locali sparsi in tutta Italia.

L’obiettivo primario dei soggiorni (che variano dai 30 ai 90 giorni) è di tipo sanitario: permettere ai bambini di vivere in un ambiente non contaminato, consumando cibo sano, per abbattere drasticamente i livelli di cesio-137 e altre radiazioni accumulate nell’organismo. Ciò che era iniziato come una risposta specifica alla nube radioattiva si è trasformato in un modello di cooperazione internazionale che oggi tocca diverse aree di crisi.
Oltre alle storiche missioni in Bielorussia e Ucraina, la Fondazione ha sviluppato interventi in Palestina, Ecuador, Congo, Brasile e Albania. Non solo accoglienza temporanea, ma anche invio di medicinali, supporto alle strutture scolastiche e progetti di sviluppo locale nelle terre d’origine.
In un contesto geopolitico segnato da conflitti che rendono oggi difficili i viaggi e i visti, il 40esimo anniversario di Chernobyl diventa per la Fondazione un richiamo alla responsabilità politica e sociale. L’accoglienza di bambini ucraini e bielorussi è stata definita una forma di “diplomazia dal basso”: un legame tra popoli che supera le barriere ideologiche e i confini nazionali, basato esclusivamente sulla protezione dei più fragili.
“Ricordare non è solo fare memoria, ma scegliere di stare accanto a chi ha bisogno con gesti concreti che promuovono la pace tra i popoli“, sottolineano i vertici della Ong.