Il conduttore di Report risponde alla lettera di richiamo della Rai e annuncia che si difenderà in autonomia in caso di denuncia del Guardasigilli. Dal ministero e dall’ex capo di gabinetto arrivano smentite nette.
Trani – Sigfrido Ranucci sceglie un palco insolito per tornare sul caso che in queste settimane ha travolto lui e la sua trasmissione: un incontro sulla legalità in una scuola superiore di Trani. È lì che il conduttore di Report prende parola sulla vicenda della grazia a Nicole Minetti e sulle rivelazioni del suo programma riguardo a un presunto soggiorno del ministro Nordio nel ranch uruguayano di Giuseppe Cipriani, compagno dell’ex consigliera lombarda. La notizia gli è valsa una lettera di richiamo dalla Rai.
Ranucci riconosce di aver esagerato, ma respinge l’accusa centrale. “Sicuramente sono caduto in un eccesso”, ammette. Poi però traccia una linea: sostenere di aver dato una notizia non verificata è sbagliato, perché lui stesso aveva dichiarato che quella notizia era in corso di verifica. Una distinzione che per lui cambia tutto. E che non lo convince a fare passi indietro.
Alla prospettiva di una denuncia da parte del ministro risponde con pragmatismo: si difenderà con mezzi propri, senza attingere alla tutela legale della tv pubblica. Una scelta di principio, dice, per non coinvolgere risorse dei contribuenti in una battaglia personale. Report, ricorda, ha ottenuto risultati di ascolto significativi: i timori su presunti effetti negativi per la reputazione del programma non si sono materializzati.
Sul versante opposto le reazioni sono decise. Giusi Bartolozzi, già al vertice del gabinetto del ministero della Giustizia, smonta punto per punto la ricostruzione del programma. Nega qualsiasi rapporto con la famiglia Cipriani e con la Minetti e giudica fuorviante l’accostamento tra una riunione istituzionale di Nordio con un collega straniero avvenuta a Venezia nella primavera del 2024 e la grazia firmata dal Capo dello Stato quasi due anni più tardi. Quella non è inchiesta giornalistica, sostiene, e le sue smentite pubbliche avranno un seguito nelle aule competenti.
I legali di Nicole Minetti, il professor Emanuele Fisicaro e l’avvocato Antonella Calcaterra, hanno aggiunto la loro voce al coro delle smentite, bollando come del tutto privi di fondamento i fatti riportati durante il programma, definendoli vaghi e lontani dalla realtà dei fatti.
Le indagini dell’Interpol intanto proseguono. La Procura Generale di Milano deve ancora pronunciarsi su eventuali irregolarità nell’iter che ha portato alla grazia. Quello che è già chiaro è che la vicenda non si chiuderà in fretta, né nei tribunali né nei salotti televisivi.