La Procura di Roma ha inoltrato la documentazione su Lam Magok, dove vengono mosse accuse verso Meloni, Nordio e Piantedosi.
Roma – Gli atti della denuncia presentata lo scorso 3 febbraio da Lam Magok Biel Ruei, testimone delle torture e vittima del comandante della polizia giudiziaria libica Osama Almasri, è stata inviata dalla procura della Repubblica di Roma al Tribunale dei Ministri. Nell’atto presentato dalla vittima vengono mosse accuse alla premier Giorgia Meloni e ai ministri dell’Interno e della Giustizia, Matteo Piantedosi e Carlo Nordio. L’ipotesi di reato è quella di favoreggiamento. Secondo la denuncia presentata, l’inerzia del ministro della Giustizia – il quale avrebbe potuto e dovuto chiedere la custodia cautelare del criminale ricercato dalla Corte penale internazionale – e il decreto di espulsione firmato dal ministro dell’Interno, con l’immediata predisposizione del volo di Stato per ricondurre il ricercato in Libia, avrebbero consentito ad Almasri di sottrarsi all’arresto e di ritornare impunemente nel suo Paese di origine, impedendo così la celebrazione del processo a suo carico.
Lam Magok Biel Ruei ha depositato l’atto redatto dall’avvocato Francesco Romeo. Per il legale il comunicato ufficiale della Corte penale internazionale del 22 gennaio 2025 “dimostra che le autorità italiane erano state non solo opportunamente informate dell’operatività del mandato di arresto, ma anche coinvolte in una precedente attività di consultazione preventiva e coordinamento volta proprio a garantire l’adeguata ricezione della richiesta della Corte e la sua attuazione”. In quello stesso comunicato – sottolineava Romeo – si riporta inoltre che le autorità italiane hanno chiesto espressamente alla Corte penale internazionale di non commentare pubblicamente l’arresto di Almasri, dimostrando, quindi, di esserne a conoscenza. “Il silenzio del ministro Nordio – aveva commentato Lam Magok – è stato chiaramente funzionale alla liberazione di Almasri”.
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Intanto prosegue la polemica politica, dopo la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni nei confronti del ministro della Giustizia Carlo Nordio. “Il ministro Nordio ha ampiamente chiarito tutti gli aspetti della questione Almasri: le dinamiche sono note, i passaggi ribaditi più volte. La mozione di sfiducia contro il Guardasigilli è così un ‘war game’, un’esercitazione bellica a cui ricorrono le opposizioni per dimostrare che esistono, con zero possibilità di raggiungere l’obiettivo”, afferma il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, secondo cui “Nordio ha spiegato che quando Almasri è stato liberato dalla Corte d’Appello di Roma su parere conforme della Procura Generale, è stato immediatamente rimpatriato, e il tempo per intervenire diversamente non c’è stato”.
Sisto conclude parlando di un’altra spinosa vicenda: “Sul caso Delmastro ragiono come Forza Italia ha sempre ragionato, persino per gli ‘acerrimi nemici’: esiste una presunzione costituzionale di non colpevolezza fino a sentenza definitiva, e fino a che non c’è una sentenza definitiva, per noi non puó esistere la parola colpevole. Le dimissioni, di conseguenza, non possono essere imposte”.