Cani e gatti soppressi con il Tanax: veterinario a processo

Per la Procura, almeno nove animali sono stati uccisi senza necessità e con metodi crudeli per 100 euro a iniezione.

Ravenna – Un’iniezione letale, una fattura da cento euro e nessuna cartella clinica a giustificarla. È l’agghiacciante prassi che gli inquirenti contestano a un veterinario finito al centro di un’inchiesta partita dalla Romagna e allargatasi come una macchia d’olio: secondo la Procura di Firenze, l’uomo avrebbe soppresso nove animali, tra cani e gatti, senza che ce ne fosse la benché minima necessità e con modalità definite “crudeli”. Un business della morte a portata di siringa.

A far detonare l’intera vicenda, come riporta La Nazione, è stata la morte sospetta di un cane portato in ambulatorio dai proprietari. Da quell’unico caso è nato un processo che vede imputati il veterinario e la proprietaria dell’animale, e sono stati proprio gli atti raccolti in quella sede, uniti alle perquisizioni successive, a spingere gli investigatori ad allargare il perimetro dell’indagine ben oltre il singolo episodio.

Dai documenti sequestrati sono emerse altre otto eutanasie, effettuate su sei cani e due gatti, riconducibili secondo l’accusa a una prassi ricorrente: il proprietario portava l’animale in ambulatorio e il professionista procedeva direttamente con l’iniezione letale. Le fatture ritrovate quantificano il costo della prestazione in circa cento euro a intervento.

Il cuore dell’inchiesta batte tutto su un punto: l’assenza di riscontri clinici. Per nessuno degli animali coinvolti, sostengono gli inquirenti, sarebbero state trovate cartelle mediche capaci di attestare patologie gravi o incurabili, né tentativi di cura precedenti alla soppressione. Sono le condizioni che la normativa impone come presupposto obbligatorio per procedere all’eutanasia, e che in questo caso non risulterebbero mai state documentate.