Gli operai dell’ex Ilva bloccano la raffineria Eni di Taranto: a Bari pompe chiuse e code infinite. Da domani si fermano anche i camion in Sicilia.
Taranto – Fare il pieno, nel Sud Italia, è diventato una caccia al tesoro. Cartelli con la scritta “tutto esaurito”, pompe chiuse e file interminabili davanti ai pochi distributori ancora riforniti: è l’effetto domino della rabbia degli operai dell’ex Ilva, che da giorni presidiano i cancelli della raffineria Eni di Taranto impedendo alle autocisterne di uscire. Un blocco che ha tagliato i rifornimenti a mezza Puglia e che, sommato alla protesta degli autotrasportatori, rischia di lasciare a secco un’intera fetta del Paese.
La raffineria ionica non è un impianto qualsiasi: da lì parte il carburante che alimenta le stazioni di servizio non solo della Puglia, ma anche di Basilicata e Calabria. Con i varchi chiusi, la catena si è spezzata. Nella città dei due mari, secondo la Figisc, la federazione dei gestori, oltre l’80% delle pompe è a secco. Eni ha comunicato l’esaurimento delle scorte in più di 50 dei circa 300 punti vendita della sua rete.
A Bari i primi a chiudere sono stati i distributori Enilive, seguiti da alcuni Q8, mentre gli automobilisti si riversano sugli altri marchi. Code anche a Martina Franca, Conversano, Lecce e Lucera. Ci ha messo del suo anche la psicosi: per paura di restare a piedi, in tanti sono corsi a fare il pieno, svuotando le cisterne ancora più in fretta.
I disagi non risparmiano i servizi pubblici. A Taranto Kyma Mobilità aveva annunciato il taglio delle corse degli autobus, scongiurato solo quando i manifestanti hanno lasciato passare un’autocisterna destinata ai servizi essenziali. Problemi anche per la raccolta dei rifiuti: Kyma Ambiente ha avvisato che i suoi mezzi faticano a rifornirsi. E perfino gli aeroporti di Bari e Brindisi sono rimasti senza carburante per gli aerei: le compagnie sono state invitate a fare scorta in altri scali almeno fino alle 8 di venerdì 16 ottobre.
A stringere la morsa ci pensano i camionisti, esasperati dal caro gasolio. Nel Foggiano, tra Cerignola e il casello di Poggio Imperiale sull’A14, sfilano cortei di Tir e trattori, mentre rallentamenti si registrano anche nel Brindisino. E da domani la protesta sbarca in Sicilia: il Comitato Trasporto Siciliano ha proclamato il fermo dei mezzi pesanti dal 16 al 20 ottobre, con iniziative nei porti fino al 22. “Se il governo non ci convocherà, andremo avanti a oltranza”, ha avvertito il coordinatore Salvatore Bella. Il rischio, ora, è che a mancare non sia solo la benzina, ma anche le merci sugli scaffali.
All’origine di tutto resta la vertenza dell’ex Ilva. Gli operai chiedono garanzie sul futuro dello stabilimento e dei posti di lavoro, oltre a un aumento della cassa integrazione anche per i lavoratori dell’indotto. Finché i cancelli della raffineria resteranno chiusi, per migliaia di automobilisti trovare un distributore aperto sarà un’impresa.



