Bambini soli nel Mediterraneo, una strage silenziosa

Un decennio di salvataggi, testimonianze e numeri che raccontano una verità drammatica: i minori non accompagnati continuano a morire.

Uno su cinque. È la proporzione di minori non accompagnati tra le persone soccorse in mare nell’ultimo decennio dalle missioni di Ocean Viking, la nave di Sos Méditerranée. Ragazzi come Alysia, diciassettenne etiope sopravvissuta alla distruzione della sua famiglia, alle violenze subite in Libia e a quattro tentativi di attraversare il Mediterraneo, l’ultimo riuscito insieme alla figlia, nata dalle aggressioni. O come Amath, senegalese, che da bambino aveva lasciato il suo Paese col fratello e aveva conosciuto il carcere per dieci volte, la tortura, le minacce di morte, prima di riuscire a imbarcarsi su un gommone sgonfio. In tutto, tra il 2015 e il 2025, Ocean Viking ha tratto in salvo 8.366 minori soli.

Eppure per ogni bambino salvato ce n’è uno che non ce l’ha fatta. Secondo le stime dell’Unicef, nello stesso arco di tempo oltre 3.500 minori sono scomparsi inghiottiti dalle acque del Mediterraneo centrale. Una cifra arrotondata per difetto: nessuno può sapere quante imbarcazioni siano partite senza mai dare segnale di sé. E il trend peggiora di anno in anno. Fino al 2023 si registrava un decesso ogni 300 arrivi; il rapporto è poi sceso a uno ogni 200 e nei primi tre mesi del 2026, che già si configura come il periodo con la più alta incidenza percentuale di morti mai registrata, ha toccato un decesso ogni 144.

Sos Méditerranée ha raccolto questi dati e le testimonianze di un decennio di interventi in mare in un dossier dettagliato. Le conclusioni sono piuttosto chiare: la morte in mare non è un effetto collaterale inevitabile della migrazione, ma la conseguenza diretta di politiche che hanno anteposto deterrenza e contenimento alla tutela delle persone. Politiche che, secondo l’Ong, si possono e si devono invertire.

I flussi migratori, si spiega nel rapporto, sono un fenomeno strutturale che nessuna misura ha mai fermato davvero. Nel corso degli anni sono cambiati i Paesi di provenienza, gonfiandosi o contraendosi a seconda delle crisi politiche, dei disastri ambientali, delle guerre, delle epidemie che colpiscono le diverse aree dell’Africa subsahariana. Ma i minori continuano a partire. E lo fanno spesso non con la meta fissa dell’Europa: molti puntavano a trovare lavoro in Libia o in Tunisia, a costruirsi qualcosa di stabile. La famiglia sa, anzi spesso è la famiglia stessa a mandare avanti il figlio più grande come una scommessa sul futuro collettivo. Ma in Libia si finisce nei centri di detenzione, si subiscono violenze e sfruttamento e l’unica via di uscita che rimane è il mare.

È così che a quattordici anni Ibrahima, gambiano, si è ritrovato su una barca alla deriva con altre 84 persone. Ocean Viking, come racconta La Repubblica, lo ha soccorso il 13 marzo 2024. Il suo viaggio era iniziato dopo la morte della madre nel 2021, il padre lo aveva persosette anni prima. Dal Gambia al Senegal, poi il Mali, il Burkina Faso, il deserto del Niger, due mesi senz’acqua, a sopravvivere con miscele di olio, e infine tre anni in Libia a lavare auto, finché qualcuno non gli ha spezzato una gamba. Quando ha deciso di imbarcarsi, erano in 85. Il motore si è rotto dopo due giorni. Ha visto morire compagni di viaggio, altri perdere la ragione, altri ancora gettarsi in acqua. Hanno bevuto acqua di mare. Hanno fatto segnali ai pescherecci che passavano senza fermarsi. Quando ha scorto la sagoma dell’Ocean Viking, ha pianto.

Arrivare in un porto sicuro, tuttavia, non chiude la partita. Con il nuovo Patto europeo su Migrazione e Asilo, la cui conversione è attualmente al vaglio del Parlamento italiano, le condizioni per i minori migranti rischiano di peggiorare ulteriormente. Valeria Taurino, direttrice generale di Sos Méditerranée Italia, è diretta: quel patto rappresenta, a suo avviso, esattamente ciò contro cui l’organizzazione combatte ogni giorno. La questione migratoria viene usata come strumento di propaganda mentre il Mediterraneo centrale si trasforma in un cimitero per bambini a pochi chilometri dalle coste europee.