Approvata all’unanimità a inizio 2026, la norma scioglie un nodo che durava da decenni: veicoli inutilizzabili, ma intoccabili per via dei debiti, ora si possono demolire.
Quattro milioni di veicoli fermi, arrugginiti, abbandonati. Auto che non vanno da nessuna parte, nel senso più letterale possibile, eppure impossibili da toccare perché gravate da un fermo amministrativo. Un limbo giuridico che durava da anni e che una nuova legge, approvata all’unanimità a inizio 2026 e in vigore da pochi giorni, ha finalmente provato a sciogliere.
Il provvedimento, promosso tra gli altri da Fratelli d’Italia e presentato in una conferenza stampa a Montecitorio, stabilisce un principio apparentemente ovvio ma fino ad oggi inapplicabile: se un veicolo è una carcassa priva di qualsiasi valore economico, può essere demolito anche se su di esso pende un fermo amministrativo. Il fermo, nato originariamente come strumento di tutela del creditore nei confronti del debitore insolvente, si era nel tempo trasformato in un ostacolo paradossale: impediva la rottamazione di mezzi che non valevano nulla, scaricando su comuni e amministrazioni locali il peso della loro gestione, senza che nessuno ci guadagnasse nulla.
Stando ai dati ACI citati in conferenza stampa, almeno un milione di questi quattro milioni di veicoli sarebbe già pronto per la demolizione. Si tratta di rifiuti speciali che andrebbero trattati con procedure specifiche, e la loro presenza prolungata sul territorio ha prodotto negli anni degrado urbano, problemi ambientali e costi amministrativi senza alcuna contropartita per le casse pubbliche.
La prima firmataria della legge, la deputata di FdI Gaetana Russo, ha tenuto a sottolineare la natura pragmatica del provvedimento: nessuna ambizione ideologica, nessun condono, nessun regalo. La demolizione del veicolo non cancella i debiti che il proprietario ha contratto con lo Stato. Chi deve pagare, continua a dover pagare. Semplicemente, la carcassa dell’auto non potrà più essere usata come alibi per non intervenire.
Altrettanto chiaro il perimetro degli incentivi: la rottamazione in questo contesto non dà diritto ad accedere ai bonus statali per l’acquisto di nuovi veicoli. La norma non è pensata per stimolare il mercato automobilistico ma per risolvere un problema concreto di sicurezza urbana e decoro.
Il passo successivo, come ha spiegato il capogruppo di FdI in commissione Trasporti Fabio Raimondo, sarà costruire una procedura uniforme valida su tutto il territorio nazionale, evitando che la legge venga applicata in modo disomogeneo da nord a sud. A tal fine è prevista la collaborazione di ANCI, ACI e delle principali associazioni di categoria del settore. L’obiettivo è arrivare a un modello unico per la dichiarazione di inutilizzabilità del veicolo, che garantisca certezza applicativa senza lasciare spazio a interpretazioni locali.
Un milione di carcasse in meno, se tutto andrà come previsto, è un risultato che nessuno avrebbe potuto immaginare fino a pochi mesi fa. Non perché mancasse la volontà politica, ma perché mancava la norma giusta per farlo.