Anziana in fin di vita: arrestata la badante per tentato omicidio

L’83enne è ricoverata in prognosi riservata per un trauma alla testa. Indagini in corso su un episodio analogo risalente a qualche settimana fa.

Pesaro – Una donna di 83 anni si trova ricoverata in condizioni critiche all’ospedale Torrette di Ancona dopo aver subito un severo trauma cranico nella sua abitazione di Pergola, nel pesarese. L’episodio, verificatosi ieri mattina, ha portato all’arresto della sua assistente domestica, una cittadina moldava di 60 anni, ora detenuta con l’accusa di aver tentato di ucciderla.

A scoprire la situazione è stata la figlia dell’anziana, giunta nell’abitazione materna per una visita di routine. Trovando la madre in condizioni preoccupanti, ha immediatamente richiesto l’intervento dei soccorsi. La badante presente in casa non aveva ritenuto necessario chiamare l’ambulanza.

All’arrivo del personale del 118, l’assistente ha sostenuto che l’anziana fosse scivolata perdendo l’equilibrio. Ma il personale sanitario ha subito nutrito seri dubbi: la dinamica descritta non coincideva affatto con il quadro clinico della vittima e con la situazione dell’ambiente circostante. Le discrepanze erano talmente evidenti da spingere i soccorritori a contattare subito le forze dell’ordine.

L’intervento dei carabinieri ha permesso di raccogliere elementi inquietanti. La figlia ha rivelato agli investigatori che circa trenta giorni prima si era verificato un fatto simile, con la madre che aveva riportato lesioni apparentemente dovute a una caduta. Questa informazione ha fatto cambiare completamente prospettiva ai militari dell’Arma.

Gli accertamenti clinici hanno escluso l’ipotesi dell’incidente: secondo i medici, le ferite riportate dall’83enne sarebbero compatibili con un’aggressione diretta al capo. I militari hanno quindi proceduto con i rilievi tecnici nell’abitazione e con il prelievo di materiale biologico da sottoporre ad analisi.

Mentre l’anziana veniva trasferita d’urgenza nel reparto di rianimazione dove versa tuttora in prognosi riservata, la collaboratrice domestica veniva fermata e successivamente trasferita in carcere. Gli inquirenti stanno ora verificando se anche l’incidente precedente possa essere stato in realtà un primo tentativo di fare del male alla donna, nell’ambito di una situazione che potrebbe essere degenerata progressivamente.