La giustizia chiude un lungo iter giudiziario: confermata la condanna per la morte causata da shock anafilattico in ospedale.
Arezzo – Una vicenda giudiziaria durata oltre vent’anni si chiude con una condanna pesante per l’azienda sanitaria. Dopo 22 anni, l’Asl dovrà risarcire con quasi un milione di euro i familiari di una donna morta in ospedale a causa di una reazione allergica a un farmaco, avvenuta mentre era ricoverata nel reparto di ortopedia dell’ospedale di Castiglion Fiorentino.
La paziente aveva 56 anni ed era stata operata al ginocchio pochi giorni prima. A seguito di una grave infezione post-operatoria, accusava dolori intensi e, secondo i medici, l’unica possibilità di guarigione era rappresentata dalla somministrazione di un antibiotico. Durante l’infusione della flebo, però, la donna accusò un malore immediato.
Come ricostruito nel corso del procedimento giudiziario e riportato dal Corriere Fiorentino, i sanitari non intervennero tempestivamente nonostante la gravità della situazione. La donna morì poche ore dopo per arresto cardiaco conseguente a uno shock anafilattico provocato dalla reazione allergica al farmaco.
Secondo i giudici della Corte d’Appello di Firenze, in presenza di una reazione allergica così grave era necessario un intervento immediato, che invece non venne attuato. L’assistenza d’urgenza fu avviata solo quando il quadro clinico era ormai compromesso in maniera irreversibile. Per questo motivo è stato respinto l’appello dell’Asl, confermando la sentenza di primo grado e stabilendo il risarcimento a favore degli eredi.
La donna aveva iniziato a sentirsi male subito dopo l’avvio della somministrazione. Gli anestesisti, constatata l’estrema gravità delle condizioni cliniche e senza mettere in atto alcun intervento nell’immediato, decisero il trasferimento in sala operatoria. Solo successivamente vennero praticate l’intubazione e la somministrazione di adrenalina e ossigeno, ma ogni tentativo si rivelò inutile.
La Corte d’Appello ha quindi riconosciuto una responsabilità chiara da parte del personale sanitario, ravvisando negligenza, imprudenza e imperizia nella gestione dell’emergenza. Una decisione che chiude una lunga attesa di giustizia per la famiglia della vittima.