Oltre 50 cani uccisi, un solo indagato

Un uomo sotto inchiesta ma forse è solo l’anello di una catena molto più ampia. Continuano le indagini, si attende l’esito delle autopsie.

Ancona – Rischia fino a tre anni di reclusione l’uomo di 53 anni indagato per l’uccisione dei 55 cani ritrovati in un terreno a Porto Recanati. Un allevatore e cacciatore che a oggi risulta l’unico sotto inchiesta.

Le indagini dei carabinieri forestali, coordinati dalla Procura di Macerata, dipingono un quadro macabro e inquietante. L’indagato avrebbe agito da solo, trasformando la propria attività in un sistema di smaltimento illecito che durava da anni. Un cimitero di cani considerati non più abili alla caccia.

Il meccanismo pare sempre più chiaro: il 53enne, secondo l’accusa, avrebbe rimosso chirurgicamente i microchip per rendere gli animali impossibili da riconoscere e facendosi pagare dai proprietari per sbarazzarsi di quello che veniva considerato un peso. Elemento ancora più sconcertante trapela dall’ambiente dei cacciatori: pare che la macabra pratica era nota, ma il muro dell’omertà ha retto per tutti questi anni.

Ora l’attenzione si concentra sull’Istituto zooprofilattico di Tolentino, dove da due mesi si attendono le autopsie sui resti rinvenuti, ancora in attesa di autorizzazione da parte della Procura di Macerata. Si tratta di accertamenti cruciali: dovranno chiarire se gli animali siano stati uccisi prima dello smaltimento o morti per stenti, e stabilire con certezza se fossero cani da caccia. Intanto, gli inquirenti stanno analizzando il cellulare e l’agenda dell’indagato per ricostruirne contatti e clienti.

Per questa vicenda sul web si è scatenato un terremoto mediatico, mentre le associazioni animaliste sono sul piede di guerra. La Lndc Animal Protection chiede giustizia per un “sistema di morte lucido e organizzato”, mentre la onlus Amici Animali di Osimo annuncia una fiaccolata sul luogo della scoperta.