L’associazione chiede di accertare tutte le responsabilità lungo la catena; continuano le indagini dei carabinieri forestali.
Ancona – C’è un nome nel registro degli indagati della Procura di Macerata. Cinquantacinque cani morti, una scarpata tra Porto Recanati e Loreto, e un cacciatore di 53 anni residente a Loreto, operatore del settore cinofilo: secondo l’accusa avrebbe gestito per conto di terzi lo smaltimento illegale di cani da caccia ritenuti non più utili. L’ipotesi di reato è uccisione di animali.
Lo scorso 6 febbraio una volontaria scopre i corpi dei cani infilati in sacchi della spazzatura lungo la scarpata di Scossicci, sopra il cavalcavia dell’A14. Denunciato il ritrovamento gli investigatori scoprirono a tutti i cani era stato rimosso il microchip.
Due mesi di indagini dei carabinieri forestali di Macerata e Ancona hanno portato a una perquisizione a metà marzo nell’abitazione dell’indagato: sequestrati cellulare, documenti, un’agenda con nomi e numeri di telefono, attrezzatura da caccia e alcune gabbie contenenti uccelli da richiamo non consentiti, reato che si aggiunge al quadro. Le autopsie sulle carcasse, affidate all’Istituto Zooprofilattico di Tolentino, sono in corso e dovranno stabilire razze, cause di morte e arco temporale dei fatti.
Nella cultura venatoria il cane da caccia è uno strumento di lavoro, valutato per quello che produce. Quando un cane smette di rendere diventa un problema economico. La dismissione regolare costa. Affidarsi a chi lo fa sparire, evidentemente, costava meno. Se le ipotesi investigative verranno confermate, Scossicci non sarà l’eccezione. Sarà la prova che il sistema funziona così.
Roberto Brognano, Responsabile LEAL Maltrattamento e il Randagismo commenta: “Da anni riceviamo segnalazioni su cani da caccia scomparsi nel nulla, microchip che spariscono. Questa volta qualcuno ha trovato le prove fisiche di dove finisce quella catena. Cinquantacinque cani non sono un incidente: sono il risultato di una logica. E vogliamo che risponda davanti a un giudice non solo chi ha eseguito, ma chi ha consegnato quegli animali scegliendo di non chiedersi come sarebbero stati smaltiti. La nostra associazione è qui per impedire che questo caso si chiuda con un solo imputato e torni nell’ombra da cui è venuto.”
Leal segue questa vicenda dalla prima ora attraverso il proprio ufficio legale.